Era roba brutta, molto brutta, in quei giorni prima dell’escalation del 2007. Rapimenti, decapitazioni, ordigni improvvisati che tagliavano altre gambe e altre teste. Il compito di Chon era evitare che cose del genere potessero accadere ai suoi clienti. E se è vero che la miglior difesa è l’attacco, be’…
Era quello che era.
Con la giusta mistura di erba, amfetamine, Vicodin e farmaci oppiacei, era come un bel videogame, e potevi fare un sacco di punti se non eri troppo pignolo sui dettagli.
O gli ha diagnosticato un Disturbo da Assenza di Stress Post-Traumatico. Chon dice di non avere incubi, né attacchi di nervi, né flashback, né allucinazioni, né sensi di colpa.
– Non ero stressato, – insiste, quando ne parlano. – Niente traumi.
– Deve essere stato per l’erba, – è la conclusione di O.
L’erba è buona, su questo Chon è d’accordo.
Si dice che l’erba sia una cosa cattiva, ma in un mondo cattivo diventa buona, se comprendi l’inversione di polarità morale. Chon dice che le droghe sono la «risposta razionale alla follia», e l’uso cronico che ne fa è la sua risposta a una follia cronica.
È una questione di equilibrio, per lui. In un mondo disastrato, devi essere disastrato anche tu, altrimenti cadi…
dal…
precipizio.
Don Winslow, Le belve
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Sveglia, gente: Don Winslow è un vero maestro.
James Ellroy
Una rivelazione...
Stephen King
Un ipnotico tour de force che è assolutamente impossibile interrompere. Le belve è il miglior romanzo che abbia letto negli ultimi anni.
Christopher Reich
Con Le belve, Don Winslow dimostra di appartenere a una categoria a sé. Questo è senz’ombra di dubbio il suo romanzo piú elegante, viscerale e coinvolgente. Nessuno come lui sa fondere dramma e comicità, pugni in pieno stomaco e battute irresistibili, atmosfere paradisiache e da incubo.
The New York Times
Il romanzo di Winslow è un meraviglioso otto volante spremi-adrenalina… è insieme il culmine della sua produzione e un nuovo punto di partenza, un rap pirotecnico e una profonda meditazione sulla cultura americana contemporanea.
Los Angeles Times
Le belve è il libro della mia generazione… Assolutamente rivoluzionario, una bomba nel cuore addormentato della Generazione Y… Winslow si conferma non solo come uno dei migliori scrittori contemporanei di crime, ma come uno dei migliori scrittori, punto. Gesù, che libro...
January Magazine
La scrittura di Winslow ha la forza dell’action painting…
The Boston Globe
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Sotto il sole della California, Ben e Chon hanno trovato il loro paradiso a Laguna Beach. Chon è un ex-mercenario, alto e spigoloso, tutto muscoli, Ben è un filantropo con un’indole ambientalista: sono opposti e perfettamente complementari e condividono tutto, dalle attenzioni della bella Ophelia, detta «O», ai soldi, tanti. Perché insieme Ben e Chon hanno dato vita a un business decisamente redditizio: producono e vendono la migliore marijuana degli Stati Uniti. La chiamano Vedova Bianca Ultra ed è «un mostro genetico», «una pianta che quasi quasi può alzarsi in piedi, prendere un accendino e fumarsi da sola». Hanno iniziato selezionando i semi, hanno imparato a produrne diverse varietà, secondo le esigenze dei clienti. Lo hanno fatto talmente bene che i loro seguaci si sono persino dati un nome: Chiesa dei Santi dell’Ultima Canna. Sono diventati un mito.
Peccato però che il motto californiano del vivi e lascia vivere non sia esattamente condiviso oltre confine. 140 chilometri più a sud, a Tijuana, Elena la Reina, capo del cartello della Baja, ha qualcosa dire. E Ben e Chon si vedono recapitare un messaggio piuttosto eloquente che lascia loro due alternative: o usare la testa e accettare un accordo non proprio equo, oppure perderla, la testa. Letteralmente.
Con una scrittura tagliente e ironica, Don Winslow prosegue la sua «saga di confine» con Le belve, un avvincente «due contro tutti», una lotta senza esclusione di colpi la cui posta in gioco finirà è la vita stessa.
«Le belve viaggia sul filo dell’immaginario da grande schermo sin dalle prime pagine, - scrive Massimo Vincenzi su Repubblica, - e arriva in fondo mantenendo le promesse. C'è la California del surf, delle belle donne, della dolce vita e dei soldi facili, e c’è il Messico crudele dei narcotrafficanti. Lungo il confine tra queste due fragili faglie si muovono personaggi così veri, così reali che non puoi evitare di vederli vivere (e spesso morire) accanto a te mentre leggi. Ed è una fatica quasi fisica abbandonare il libro, così come nessuno si sogna di uscire da un cinema a proiezione in corso».
«Appartengo alla generazione cinema. Sono cresciuto a film e televisione, quando creo molte delle mie immagini sono cinematografiche», ha detto Winslow nell’intervista rilasciata a Vincenzi. E ancora: «Film come Otto e mezzo e La strada mi hanno incoraggiato a prendere rischi con la struttura creativa dei miei romanzi, soprattutto Le belve».
Winslow cita Fellini, poi Truffaut e Woo. A trasformare il suo romanzo in un film vero, invece, sarà Oliver Stone (e lo stesso Winslow ha collaborato alla sceneggiatura). Sono già in corso le riprese (in rete circolano numerosi scatti rubati sul set), che coinvolgono un cast d’eccezione: dalla coppia tarantiniana Uma Thurman - John Travolta, a Salma Hayek, Benicio Del Toro, Emile Hirsch (Into the Wild) e Blake Lively (Gossip Girl). Distribuito dalla Universal, Savages dovrebbe arrivare nelle sale nell'autunno del 2012.
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Link
Su Mulholland Books, Don Winslow e Shane Salerno, sceneggiatore e produttore esecutivo del film, discutono di libri, cinema, e del lavoro di adattamento su Le belve.