Calcolava con la disinvoltura di un uccello di costiera che cavalca una corrente ascensionale. Ma la bellezza era mero scenario se priva di rigore, di una stretta adesione a un insieme di codici interni coerenti, e lui questo lo percepiva con chiarezza, l’arcirealtà della matematica pura, la sua disposizione austera, i suoi legami con la semplicità e la permanenza: gli equilibri formali che mantiene, inevitabilmente adiacenti alla sorpresa, cosí come l’esattezza alla generalità; l’infinito disprezzo della matematica per le mollezze caratteriali di coloro che la praticano, e per ciò che di triviale e inutilmente ripetitivo vi è nel loro lavoro; la sua precisione come linguaggio; il suo rivendicare conclusioni necessarie; il suo perseguire strutture di connessioni e forme significative; le molteplici libertà che offre nelle stesse limitazioni che ostinatamente impone.
La matematica aveva senso.
Don DeLillo, La stella di Ratner
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«Un manifesto del postmodernismo letterario […], un concentrato dell’opera tutta dello scrittore».
Antonio Tricomi, Saturno – Il Fatto Quotidiano
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Pubblicato nel 1976 e ora finalmente tradotto in italiano, il quarto romanzo di Don DeLillo è forse l’oggetto più misterioso della sua produzione.
Al centro della narrazione c’è Billy Twilling, quattordicenne geniale capace di destreggiarsi con naturalezza nelle zone più estreme della matematica. Tanto che un manipolo di «scienziati pazzi» decide di rivolgersi a lui per decifrare un messaggio alieno proveniente, appunto, dalla stella di Ratner. L’ingresso nel centro di ricerca sarà per Billy il primo passo nell’assurdo, in un mondo dove ognuno sembra voler piegare la realtà alle proprie regole e dove, alla fine, a dominare non può essere altro che il caos.
Le avventure di Billy nel mondo del non-senso sono quelle di una Alice nel paese delle meraviglie postmoderna, e lo stesso DeLillo si diverte a seminare indizi che riportano a Lewis Carrol: a partire dai titoli delle due sezioni che compongono l’opera, Avventure e Riflessi.
Romanzo di formazione, satira sociale, riflessione filosofica, fiaba esoterica, La stella di Ratner è anche un’appassionante storia della matematica, una disciplina che – ci rivela DeLillo con il suo approccio stralunato ma sempre esatto – con la narrazione ha legami insospettabilmente stretti.
Ci sono voluti due anni di studi approfonditi per mettere insieme La stella di Ratner: «ho provato a scrivere un romanzo che non solo avesse la matematica tra i suoi argomenti, ma che, in un certo senso, fosse esso stesso matematica. Doveva incarnare un modello, un ordine, un'armonia: che in fondo è uno dei tradizionali obiettivi della matematica pura».
E se l’autore ha confessato che è stato uno dei romanzi più difficili da scrivere, ha anche più volte dichiarato che è tra quelli da lui più amati.
Un «mostro concettuale» attorno al quale ruoterebbe tutto il resto della sua opera, così è stato definito da Tom LeClair, ma DeLillo ha ribaltato la definizione: «è come se fosse in orbita – ha detto – in orbita attorno ai miei altri libri».
Certo è che questo romanzo, al pari di una stella, sembra concentrare al suo interno una enorme quantità di materia, e anche dopo tanto tempo continua ad arrivarci, fortissima, la sua luce.
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Don DeLillo![]() La stella di Ratner
2011
Supercoralli pp. 484 € 24,00 ISBN 9788806189853
Traduzione di Matteo Colombo
Un ragazzino geniale precipita - come Alice nella
tana del bianconiglio - nel mondo folle e misterioso
di un centro di ricerca: gli scienziati hanno
ricevuto un segnale dalla stella di Ratner,
il messaggio di un'intelligenza aliena che solo Billy
è in grado di decifrare. SCHEDA LIBRO
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