Diego De Silva

«Sono contrario alle emozioni»


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Scusa eh, ma a cosa ti stai prestando? Perché rimani qui seduto a permettere a tutte queste emozioni di attaccarti in branco, neanche ci fosse qualcosa di nobile nel lasciarsi sopraffare in questo modo? Guardale, ogni canzone se ne porta un gruppetto in gita. Malinconia, entusiasmo, piccoli brividi di freddo non spiacevole, picchi gratuiti d’autostima, bigiotteria di felicità, desiderio improvviso di prendersi un cane, desiderio improvviso di contribuire al risparmio energetico, nostalgia delle polpette della nonna, ricordi che si sollevano come zombie e vengono a chiederti l’elemosina a tanto cosí dalla faccia: un piccolo esercito di stati d’animo che ti prendono per un parcheggio e se ne stanno lí in fila ad aspettare il loro turno.
Oh, ho detto, e basta! Ma chi credete di essere? Chi vi conosce? Delle vecchie bacucche scongelate, ecco cosa siete. Sempre lí a imbellettarvi, a riproporvi, a toccare dove non dovreste. Stavo solo cercando di disertare dalla razza umana per un po’, non c’era ragione di sentirmi prima nostalgico,  poi entusiasta, poi deluso in amore, poi felice e tutta quella gamma di sfumature lí. Io lo butto questo cazzo di mp3. Detesto le canzoni che ci ho messo dentro. Mi piacevano tanto, santo Dio, alcune ci ho perso le giornate per imparare a suonarle, da ragazzo: com’è che adesso mi sembrano dei sofficini? E piantatela, una buona volta, di stare sempre a ingentilirci l’animo. Diteci qualcos’altro. Oppure lasciateci in pace. Che se non ci emozioniamo stiamo bene lo stesso.

Diego De Silva, Sono contrario alle emozioni

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Vincenzo Malinconico è tornato. O meglio: lui se n’è sempre stato lì, siamo noi che, insieme al suo autore, torniamo a fargli visita. E, inutile dirlo, all’avvocato «d’insuccesso» più famoso della nostra letteratura le cose da raccontare non mancano mai. Lo sa bene il suo psicoterapeuta, che ogni mercoledì lo ascolta dissertare per un’oretta. Malinconico parla, si interroga, si risponde. Peccato che tra gli innumerevoli argomenti che riesce a tirar fuori non c’è mai, mai, quello. Il Problema. La ragione per cui, appunto, ogni settimana Malinconico paga il suo «Dottorino» per starlo a sentire.

Lei ha uno scompenso tra la sfera razionale e quella emotiva. La prima la governa, ma ha un controllo insufficiente sulla seconda. Non decodifica le sue emozioni, non le sente arrivare, non le anticipa. Semplicemente le subisce. Quando le vengono addosso, è del tutto impreparato ad affrontarle. E quelle la investono, come farebbe una macchina, o un camion.

Ecco la diagnosi: questioni di cuore, si direbbe. E in effetti di amore e di emozioni questo difficile paziente ne parla spesso; diciamo, però, che prende il discorso un po’ alla lontana. Il che può forse rappresentare un problema per il terapeuta (e certamente per le tasche di Malinconico), ma per noi è una gran fortuna. Perché se il re dei rimuginatori si perde definitivamente nel rimuginio, e se a dargli voce c’è la penna affilata e intrisa di umorismo di Diego De Silva, allora non si può desiderare altro che perdersi con lui, «prendere sul serio i pensieri», seguirlo nei suoi astrusi bilanci esistenziali.

Il fatto è che a Malinconico la parola paziente non si addice proprio: lui la terapia se la fa da solo, andando a sviscerare con serissima pignoleria e un’irresistibile indole polemica gli argomenti più folli e disparati. Dalla portata avanguardistica di Raffaella Carrà alle insospettabili metafore contenute in una palma mozzata, dal potere evocativo delle canzonette degli anni Sessanta ai sensuali misteri custoditi da Sharon Stone, ogni scusa è buona per sproloquiare, formulare teorie bislacche, elaborare aforismi sulla vita e, soprattutto, sull’amore. Ma a stargli dietro, a seguirlo divertiti mentre sembra parlare a vanvera, si scopre che alla fine, in tutto quel girovagare del pensiero, si nascondono folgoranti verità.

Dopo Non avevo capito niente e Mia suocera beve, Malinconico è protagonista di un libro comico e profondissimo, e ci conquista una volta ancora con la sua parlantina tagliente e la sua originalissima filosofia di vita. Un romanzo travolgente, con cui De Silva, attraverso le domande più improbabili, ci guida nell’emotività squinternata di Malinconico. Che, a guardarla da vicino, somiglia molto alla nostra.

 
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