Si potrebbe pensare che l'assegnazione del Premio Nobel a uno scrittore spinga il medesimo, specie a una certa età, ad adagiarsi sui nobili allori, godersi il meritato successo e concedersi il lusso di invecchiare guardando il mondo dall'empireo di Stoccolma. Con J. M. Coetzee non sembra essere questo il caso.
Lo scrittore sudafricano, proprio da quando ha vinto il Nobel per la Letteratura nel 2003, ha progressivamente e inesorabilmente messo in dubbio il concetto stesso di narrativa, invitando chi lo legge ad interrogarsi su cosa si intenda oggi per romanzo. I saggi di Elizabeth Costello, la metanarrativa di Slow Man, le linee multiple intrecciate con saggi pesanti e leggeri di Diario di un anno difficile sono (sarebbero, si potrebbero considerare) romanzi, anche se non assomigliano a nessun altro romanzo. Tempo d'estate è invece la più classica delle opere classiche, la terza parte di un'autobiografia. Solo che in questa autobiografia lo scrittore J. M. Coetzee è morto. Il suo biografo ne insegue le tracce postume, compulsando i diari degli anni '70, peraltro annotati da Coetzee stesso negli anni '90 in vista del terzo volume della sua autobiografia, e intervistando le persone che lo hanno conosciuto in vita. In particolare alcune donne. Ne esce il ritratto impietoso di un uomo freddo, goffo nelle relazioni («Nel suo modo di fare l'amore credo ci fosse qualcosa di autistico») e incapace di essere un grande scrittore («Il talento per le parole non basta se si vuole diventare un grande scrittore. Bisogna essere anche un grande uomo. Lui era un uomo piccolo, un uomo privo di importanza»).
Il libro gioca palesemente con una domanda: chi è Coetzee, il personaggio-scrittore al centro di Tempo d'estate, e quanto ha a che fare con Coetzee-autore di Tempo d'estate? Ma, al di là delle risposte che ciascuno può dare, ciò che conta è sapere che «Tempo d'estate regala tutto il piacere di romanzi più tradizionali» (Boyd Tonkin, The Independent) e che «È un segno della maestria del narratore Coetzee che dalle ruote nascoste dentro altre ruote di questo libro esca un romanzo così coinvolgente e pieno di ritmo» (Katha Pollitt, The New York Times).