Charles Darwin

«La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico»


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Anche se forse non è vero, come afferma il curatore del volume Alessandro Volpone, che La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico sia «la più grande opera di Darwin» (a meno di considerare il solo aspetto delle dimensioni), è indubbio che questo libro tocca i più importanti nodi della teoria dell'evoluzione ed è ancora al centro del dibattito fra i biologi contemporanei. Dunque «una delle opere più importanti» di Darwin, trascurata per molti anni dagli studiosi ed ora finalmente ritradotta in Italiano dopo più di un secolo.
Un’opera di grande interesse per gli scienziati, ma anche per un pubblico più ampio. Leggere dalla penna di Darwin la descrizione delle caratteristiche di cani, gatti e altri animali e piante ben note a tutti, vedere le connessioni tra gli incroci voluti dall'uomo e le variazioni spontanee, cioè tra selezione naturale e artificiale, è un'esperienza accessibile e avvincente non solo per gli specialisti, ma per tutti coloro che amano gli animali e la natura.
Vi presentiamo qui le prime pagine dell'Introduzione in cui Darwin spiega i propositi del volume e riassume, per i non addetti ai lavori, la sua teoria della selezione naturale.

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Da epoca remota, in tutte le parti del mondo, l’uomo ha assoggettato alla domesticità molti animali e ha coltivato innumerevoli piante. L’uomo non ha alcun potere di alterare le condizioni assolute di vita; egli non può cambiare il clima di un paese; egli non aggiunge alcun nuovo elemento al terreno; egli, tuttavia, può spostare un animale o una pianta da un clima all’altro, o da un terreno all’altro, e può fornire un nutrimento che per loro non sussiste allo stato naturale. È sbagliato dire che l’uomo «agisce sulla natura», e causa la variabilità. Se gli esseri organici non possedessero un’intrinseca tendenza a variare, l’uomo non potrebbe fare nulla. Egli, pur senza intenzione, espone i suoi animali e le sue piante a varie condizioni di vita, e sopraggiunge quindi la variabilità, che lui non può prevenire né controllare. Si consideri il semplice caso di una pianta che è stata coltivata per molto tempo nel suo paese nativo, e che di conseguenza non è stata soggetta ad alcun cambiamento di clima. Essa è stata protetta entro un certo limite dalle radici di piante competitrici di altri tipi; essa è stata fatta crescere generalmente in un terreno concimato, ma probabilmente non piú ricco di qualsivoglia terreno alluvionale; e, infine, essa è stata esposta a cambiamenti nelle sue condizioni, essendo stata tenuta a volte in un distretto e a volte in un altro, e in terreni differenti. In tali circostanze, è difficile trovare una pianta che, quantunque coltivata nella piú rozza delle maniere, non abbia dato origine a parecchie varietà. Può essere difficile sostenere che, durante i molteplici cambiamenti ai quali la terra è andata incontro, o durante le naturali migrazioni di piante da un territorio all’altro, o da un’isola all’altra, in luoghi abitati da specie diverse, tali piante non siano state spesso soggette a cambiamenti, nelle loro condizioni di vita, analoghi a quelli che quasi inevitabilmente inducono le piante coltivate a variare. Senza dubbio l’uomo seleziona gli individui varianti, coltiva i loro semi, e poi di nuovo seleziona la loro prole variante. Però, la variazione iniziale sulla quale opera l’uomo, e senza la quale egli non può fare niente, è causata da piccoli cambiamenti nelle condizioni di vita, che si devono essere spesso verificati in natura. Si può dire che l’uomo, quindi, stia cercando di compiere un esperimento di proporzioni gigantesche; ed è lo stesso esperimento nel quale la natura si cimenta già da tempo immemore. Da ciò segue che i principî della domesticazione sono di grande importanza per noi. Il maggior risultato è che gli esseri organici cosí trattati hanno variato ampiamente, e le variazioni sono state ereditate. Questa è certamente la causa principale che ha portato alcuni pochi naturalisti a credere che le specie in natura subiscano un cambiamento.

In quest’opera tratterò, nella maniera piú completa che i miei materiali consentano, l’intero argomento della variazione allo stato domestico. Possiamo cosí sperare di fare un po’ di chiarezza sulle cause della variabilità – cioè sulle leggi che la governano, come l’azione diretta del clima e del nutrimento, gli effetti dell’uso e del disuso, e la correlazione di crescita – e sulla quantità di cambiamento a cui sono soggetti gli organismi domesticati. Apprenderemo qualcosa sulle leggi dell’ereditarietà, sugli effetti dell’incrocio di differenti razze, e sulla sterilità che spesso sopraggiunge quando gli esseri organici vengono portati via dalle loro naturali condizioni di vita, e altresí quando si esageri con le unioni consanguinee. Nel corso di questa indagine vedremo quanto importante sia il principio della selezione. Sebbene l’uomo non causi la variabilità e non possa prevenirla, egli può selezionare, preservare e accumulare le variazioni che gli porge la mano della natura, in qualunque direzione lui voglia; e cosí, egli può certamente produrre grandi risultati. La selezione può essere effettuata in maniera sia metodica e intenzionale, sia inconsapevole e non intenzionale. L’uomo può selezionare e conservare ogni successiva variazione, con l’intenzione precisa di migliorare e modificare una razza, secondo un’idea prestabilita; e, accumulando variazioni spesso cosí lievi da risultare quasi impercettibili all’occhio poco esercitato, egli si è reso artefice di meravigliosi cambiamenti e miglioramenti. Però, si può anche chiaramente dimostrare che l’uomo, senza alcuna intenzione o pensiero di migliorare una razza – conservando in ciascuna successiva generazione gli individui che egli apprezza di piú, e distruggendo quelli di minor pregio – lentamente, ma inesorabilmente, ottiene grandi cambiamenti. Ciò che entra in gioco, in entrambi i casi, è il volere dell’uomo; e possiamo quindi capire perché le razze domestiche possiedano adattamenti per soddisfare i bisogni e i piaceri dell’uomo. Altrettanto, possiamo comprendere perché gli animali domestici e le piante coltivate presentino spesso un carattere anomalo, rispetto alle specie naturali, in quanto essi sono modificati non a loro proprio vantaggio, ma a beneficio dell’uomo.

Charles Darwin
(Dall'introduzione a La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico)

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Illustrazioni di Stefano Faravelli

Il libro


La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico - copertina

Charles Darwin


La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico


2011
I millenni
pp. XCVIII - 916
€ 85,00
ISBN 9788806201487

A cura di Alessandro Volpone
Illustrazioni di Stefano Faravelli
Prefazione di Telmo Pievani

La variazione degli animali e delle piante allo stato domestico va considerata una delle tre opere maggiori di Darwin, insieme all'Origine delle specie e all'Origine dell'uomo. Sono i tre libri che fondano il pensiero evoluzionista. Però del terzetto, la Variazione è senz'altro quello che ha avuto meno attenzione fra gli studiosi. In Italia, addirittura, non ha avuto traduzioni successive a quella di Giovanni Canestrini del 1876. Qualcuno ha pensato che quest'opera valesse soltanto per le pezze d'appoggio che forniva alla teoria generale darwiniana, ma in realtà è il luogo dove Darwin definisce questioni fondamentali come le leggi per l'ereditarietà, l'incrocio e la variazione. I meccanismi della selezione naturale e della selezione artificiale indotta dall'uomo procedono con modalità diverse, ma appartengono allo stesso ordine di fenomeni, e questa è un'acquisizione scientifica che conferma la teoria evoluzionistica e la apre a una serie di questioni mai affrontate prima da Darwin.

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