In Teorema di Pier Paolo Pasolini assistiamo al dramma borghese di cinque personaggi, la cui vita è interrotta e sconvolta da un’«esperienza divina d’amore». Solo a Emilia, la serva contadina, è destinato un futuro di santità, dissoluzione e salvezza. Nella desolazione di una periferia incolore la donna si avvicina a una voragine appena prodotta da una scavatrice. Piangendo si adagia sul fondo e si fa ricoprire di terra. Il corpo è sepolto ma le sue lacrime non smettono di scorrere, sciolgono il fango e producono un rigagnolo e poi una piccola pozza. Un’acqua che può guarire ferite e produrre miracoli, mentre «scintilla, inconcepibile, sotto il sole».
Si tratta di una delle allegorie piú potenti di tutta la letteratura del Novecento. Quelle lacrime mostrano, nella scelta di un sacrificio radicale, la forza di un messaggio semplice: di fronte al dolore del mondo non c’è parola né azione se non il pianto e la dissoluzione di sé, in una sacra metamorfosi che è solo dei semplici.
Quello che piú colpisce di questa “favola” non è solo il silenzio delle parole che quasi scolpiscono il simbolo ma il convivere nell’immagine di una novità scandalosa e insieme antica. L’attualità della riflessione religiosa di Pasolini non nasconde il potere del mito. E non è difficile veder affiorare, dietro la santità di Emilia, il ricordo di antiche ninfe ovidiane trasformate in fonti, come Aretusa o Ciane.
Il fascino di questa rivisitazione moderna delle Metamorfosi mostra come l’allegoria sopravviva potente ai mutamenti del tempo e si trasformi fino a noi senza perdere la sua forza di persuasione.
A questo potere, di cui già gli antichi erano consapevoli, il Cinquecento ha dedicato attenzione piú di ogni altro periodo, ambendo alla costruzione di un canone riconosciuto e usato da tutti. L’Iconologia di Cesare Ripa risponde a questa esigenza e nella sua semplice formula propone descrizioni iconografiche di concetti astratti pronte per l’uso, contribuendo alla creazione di un linguaggio allegorico omogeneo e universale, diffuso in tutta Europa.
dall'Introduzione di Sonia Maffei
L'Incostanza è una donna «vestita di color torchino, che
passi co' piedi sopra un Granchio grande, fatto come quello che si dipinge nel
Zodiaco»; l'Intelligenza è «una donna vestita d'oro,
che nella destra mano tenga una sfera, e con la sinistra una serpe; sarà
inghirlandata di fiori»; la Fortezza è una guerriera, «il
color della faccia fosco, i capelli ricci e duri, l'occhio lucido, non molto
aperto, nella destra mano terrà un'asta, con un ramo di rovere, e nel
braccio sinistro uno scudo, in mezo del quale vi sia dipinto un leone che s'azzuffi
con un cignale»: 412 voci ordinate alfabeticamente, da Abbondanza a
Zelo, passando per Dignità, Fama e Libertà, la più
celebrata raccolta delle immagini di vizi, virtù, affetti, passioni umane
e concetti astratti torna in libreria con le xilografie originali dell'edizione
del 1603 - la prima illustrata -, accompagnate dalla cura e dal commento
di Sonia Maffei.
Opera monumentale e fortunatissima - cinque edizioni vivente l'autore, diciotto
postume seicentesche e quindici settecentesche -, scritta, ampliata e rivista
da Cesare Ripa per quasi tre decenni fino a diventare un vero e proprio manuale
per gli artisti figurativi di epoche e paesi diversi, l'Iconologia non era disponibile
in Italia, fino ad ora, in un'edizione completa, attendibile dal punto di vista
testuale e adeguatamente contestualizzata. Studiando le fonti e il rapporto
con le citazioni classiche, il volume ci accompagna alla riscoperta di un linguaggio
complesso e affascinante, capace di far dialogare idee astratte ed immagini
e di mutare forma, fino a diventare il più vasto repertorio allegorico
delle arti figurative e un vero proprio punto di riferimento filologico e culturale
per l'iconologia moderna.
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Nel nostro board
su Pinterest dedicato allIconologia, le descrizioni e le
immagini originali del libro dialogano con fotografie e opere di ieri e di oggi.