Antonin Varenne

«Sezione suicidi»


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La Suicidi era una corvée che alla polizia giudiziaria tutti temevano. Non una sezione vera e propria, ma una parte del lavoro che aveva una tendenza naturale a separarsi dagli altri compiti. Ogni supposto suicidio era l’oggetto di un rapporto, che confermava o infirmava i fatti. Se c’era un dubbio, si apriva un’inchiesta; quasi sempre si trattava solo di fare una crocetta da qualche parte. Se per caso si apriva una vera indagine, Guérin ne perdeva la gestione e la passava a tipi come Berlion e Savane. Le potenze gerarchiche che ti portavano alla Suicidi potevano essere ribaltate esclusivamente da forze ancora piú grandi, che non si sapeva nemmeno se esistessero. Si usciva dalla Suicidi solo per andare in pensione, passando per la depressione e una casa di riposo, oppure – e i casi erano frequenti in quel campo, piú ancora che nel resto della polizia – finendo per ficcarsi in bocca la pistola d’ordinanza. Erano tutte opzioni che i colleghi avevano augurato a Guérin, in un ordine di preferenza variabile. Ma quello che nessuno aveva immaginato era che lui ci si sentisse come un pesce nell’acqua.
Ed era successo.
Cosí Guérin aveva aggiunto all’odio provato dai suoi colleghi anche la repellenza viscerale che suscitano i perversi quando, tuffandosi in ciò che a tutti ripugna, paiono dilettarsene.

Antonin Varenne, Sezione Suicidi

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Per le strade di Parigi si aggira un nuovo commissario che potrebbe dare del filo da torcere ad Adamsberg.

Benedetta Marietti, D – la Repubblica delle Donne

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Sfruttando l’originalità dei personaggi e un intrigo ben calibrato, Varenne ha saputo costruire un romanzo avvincente, che conquista il lettore conducendolo su strade inaspettate, dove alla disperata rassegnazione di chi si toglie la vita fanno eco i traumi della tortura in tempo di guerra.

Fabio Gambaro, il venerdì di Repubblica

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Abbeveratosi alle migliori fonti del poliziesco, Antonin Varenne ha saputo comunque trovare una voce personale, firmando un libro al tempo stesso spiazzante e pieno di fascino, che evita abilmente i limiti del voyeurismo e della violenza gratuita grazie a una sincera empatia per i grandi esclusi dalla vita.

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In questo libro c’è letteralmente tutto: un intreccio complesso ma perfettamente credibile che unisce complotto politico e perversione; un poliziotto disilluso che trascorre la vita in compagnia di un vecchio pappagallo depresso e tenta di salvare il suo onore in un contesto di corruzione assoluta; un’epidemia di suicidi particolarmente spettacolari che potrebbero nascondere una qualche manipolazione. E un autore sconosciuto, ma destinato a non rimanerlo ancora per molto.

Gérard Meudal, Le Monde des livres

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Ambienti in bianco e nero, superbi ritratti di personaggi un po’ ammaccati, dialoghi realistici e situazioni quantomeno curiose... non c’è dubbio, Antonin Varenne sa scrivere.

Le Figaro

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Più che un dipartimento, la Sezione Suicidi della Surété sembra una destinazione d’esilio per i poliziotti scomodi, il posto in cui rinchiuderli sperando che scompaiano. È qui che il tenente Guérin – uomo eccentrico, misantropo e intelligentissimo – passa le sue giornate, sepolto tra le carte, dimenticato eppure, in qualche modo, perfettamente a suo agio.
Finché Parigi è scossa da una serie di suicidi alquanto bizzarri. Tutte le «vittime» si ammazzano nude, e in pubblico. Ma non è questo, secondo Guérin, l’unico trait d’union che lega le stranissime morti. Covinto che il caso non esista, e che dietro quei suicidi ci sia un burattinaio che governa e decide per tutti, il tenente affronta un’indagine piena di trappole e difficoltà, deciso a sfidare il potere e a farsi strada tra complotti e perversioni, pur di portare a galla la verità.

Immaginando l’esistenza in Quai des Orfèvres di una «Sezione Suicidi», Varenne costruisce per il suo personaggio uno spazio ricco di suggestioni e significati, che è in grado di fare luce nelle pieghe più oscure del nostro mondo: del suicidio, infatti, a Varenne interessa indagare le responsabilità collettive, come spiega a Fabio Gambaro nell’intervista rilasciata per il venerdì: «Il gesto estremo di togliersi la vita ci dice sempre qualcosa della società in cui viviamo, della sua durezza e delle sue contraddizioni». Come quello del fachiro che muore dissanguato durante il suo spettacolo, dando il via alla misteriosa catena di morti: «Oggi siamo tutti un po’ fachiri – dice ancora Varenne nell’intervista – costretti a camminare su un doloroso tappeto di chiodi e cocci di bottiglia, senza sapere esattamente dove stiamo andando».

Con Sezione suicidiaccolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica, che in Francia gli ha assegnato tre importanti riconoscimenti – Varenne si è meritato paragoni illustri, ma è riuscito insieme a imporsi come una voce originalissima del nuovo noir francese.

Il libro


Sezione Suicidi - copertina

Antonin Varenne


Sezione Suicidi


2011
Stile libero Big
pp. 280
€ 18,00
ISBN 9788806204730

Traduzione di Fabio Montrasi

Le «vittime» si sono tolte la vita nude e in pubblico, quasi seguissero tutte un medesimo, misterioso rituale....
Una catena di inspiegabili suicidi segna l'indagine di Guérin, l'eccentrico poliziotto, protagonista del romanzo che ha entusiasmato i lettori francesi.

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