Antonin Varenne

«L'arena dei perdenti»


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Boxa, George, boxa, perdio, fosse l’ultima cosa che fai prima di schiattare!
Una volta, due volte, gancio alle tempie.
Il mento, scollagli il cervello. Uppercut, il braccio che trema, le mie ultime forze, ridicolo, sufficiente, in extremis...
Non può essere. Vent’anni che mi crollano tra le gambe. Quasi voglia di tirarli su. Sto in piedi per miracolo. Dopo dormo per dieci anni. È caduto seduto. Si conta. Sei. Sette. Apre gli occhi. Non è morto, i suoi occhi mi mollano ancora qualche colpo. Ho paura. Resta seduto ragazzo, non ti alzare. Per favore... non ti alzare. Lasciami questo match. Otto. Lui afferra le corde. Tu ne avrai altri, lasciami questo qui. Scivola. Nove. L’arbitro gli lascia secondi che durano mezz’ora. Il ragazzo scuote la testa. Lo fisso, come se i miei occhi potessero pesargli sulle spalle. Stacca un ginocchio, è magnifico, si raddrizza. Scivola, ricade. L’arbitro non può piú aspettare. Dillo, cazzo!
Dieci. Finita... Un secondo. Ancora un secondo e si rialzava. Non smetto di guardarlo. Senza piú aria, mezzo asfissiato. Il pubblico applaude, non vedo la sala. Resto in piedi davanti al ragazzo. Carlier gli toglie il proteggi denti, gli dice di respirare dal naso. Il ragazzo mi squadra. Ecco, chiude gli occhi, si lascia vaporizzare un po’ d’acqua sul muso.
Vecchio ronzino pieno di schiuma, la sua sconfitta mi fa paura.
Vorrei ringraziarlo.
Hai vinto. Cerca di sorridere, George, sei felice. Hai vinto. Apre gli occhi. È passata. Si riprende, riflette. Mi sorride. Non ce la faccio a fare il giro del ring. Sempre al sesto, George. Tranne quando mi si lascia una chance al quinto... Non ti mentire. È lui che ha vinto, seduto sullo sgabello che sta già recuperando. Paolo mi butta l’accappatoio sulle spalle. Ho freddo.
Sudo come un bue e ho freddo. Un bel match, dopo tutto. Kravine non può insozzare ogni cosa. Paolo sorride, quel vecchio bastardo è contento. È lui che mi tira su i guantoni. Adesso crollo. Il gran Nero è in piedi, viene in mezzo al ring saltellando, gli metto un guantone sulla spalla da killer e gli dico: – Hai perso, ragazzo, ma per rimettermi mi ci vorrà piú tempo che a te. Lui m’incolla la bocca all’orecchio strappato. – Grazie per la lezione, nonno. Alla prossima.
Sorride. Un buon pugile.

Antonin Varenne, L’arena dei perdenti

***

Due uomini ormai anziani - un algerino e un italo-francese - che condividono un segreto che risale ai tempi bui del dopoguerra. Un poliziotto perso e disilluso, che arrotonda lo stipendio sul ring. Tre vite in rotta di collisione, una verità che il mondo ha bisogno di conoscere e una vendetta che non può più essere rimandata.
Dopo il debutto in Stile Libero nel 2011, con Sezione suicidi, romanzo premiatissimo in Francia - Prix Michel Lebrun 2009, Grand Prix du jury Sang d'Encre 2009 e Prix du Meilleur Polar des Lecteurs de Points - e accolto con calore anche dal pubblico e dalla critica del nostro paese, Varenne ci consegna un nuovo tesissimo noir che conferma il suo talento, e va ancora oltre: «Antonin Varenne ha colpito ancor piú a fondo con L'arena dei perdenti, - ha scritto Lire - un noir di incredibile potenza nel quale ci si interroga senza requie sulla difficoltà di essere uomini liberi e sul rapporto degli esseri umani con la violenza, che sia scelta o imposta. Sorretto da una scrittura stilisticamente impeccabile e da un senso infallibile della suspense, L'arena dei perdenti è un romanzo davvero riuscito, e la conferma di uno scrittore di primissimo piano».

La vicenda di George, pugile ammaccato, che finisce coinvolto in un piano di cui lui stesso faticherà a comprendere la portata, si muove tra Francia e Algeria, presente e passato: dal 2009 – anno in cui si svolge la prima parte del romanzo – Varenne ci chiede di seguirlo all’indietro fino agli anni Cinquanta, per rileggere la storia del suo Paese. E della sua famiglia: la storia di George, Pascal e Rachid, i tre protagonisti de L’arena dei perdenti, è anche quella di Pascal Varenne, suo padre, di cui l’autore ha raccolto ricordi e testimonianze poco prima della morte.
«Questo libro è il suo, - scrive Varenne nella nota che conclude il libro, - il suo triste tesoro di memoria rosicchiata, la sua cassa di vecchie banconote».

Dopo il successo in Francia, anche in Italia arrivano le prime reazioni al romanzo. Luca Crovi ha scritto su il Giornale che «L'arena dei perdenti è davvero una grande sorpresa perché ci presenta un Antonin Varenne che invece di sedersi sugli allori del grande successo si reinventa stilisticamente con un noir spietato e capace di raccontare sia il mondo delle scommesse clandestine legate al mondo della boxe sia gli anni terribili della Guerra d'Algeria».

Sul Fatto quotidiano Fabrizio D’Esposito ha aperto con Varenne la nuova rubrica quindicinale D.C. (Dopo Christie), dedicata ai gialli. «Un talento nitidissimo, - scrive, - dotato di una scrittura ricercata ed essenziale allo stesso tempo».

«In questo romanzo non c’è solo l’atmosfera torbida della migliore letteratura noir francese, - commenta Panorama - Tra Algeri e Parigi i protagonisti delle due vicende che danno vita al racconto svelano tutta la loro umana debolezza davanti alla drammaticità degli eventi di cui sono spettatori non neutrali».

E tra i lettori più entusiasti de L’arena dei perdenti c’è anche lo scrittore Massimo Carlotto. Che su Twitter l’ha consigliato così...

I libri di Antonin Varenne nel catalogo Einaudi


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