Anne Holt

«L'unico figlio»


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Sarebbe bastato un ombrello o qualcosa con un gancio, – commentò Hanne Wilhelmsen soffiando sulla mano destra.
– No, la sicura non permette di tirarla giú da qui. L’ho controllata di sopra. Una struttura come Dio comanda. Questa scaletta può essere azionata soltanto dall’interno. Proprio come deve essere. E per rimetterla a posto idem, si può fare solo da dentro. Se la spingi da qui sotto, devi essere davvero forte per riuscire a far scattare il meccanismo di chiusura. Comunque ti sarebbe impossibile mettere anche la sicura.
– Allora le scelte sono due: o non è cosí che l’assassino è entrato, o abbiamo un elenco molto limitato di sospetti.
Anche se dal suo sguardo era chiaro che Billy T. aveva capito perfettamente il suo ragionamento, lei aggiunse pacata:
– Se è stata usata la scala antincendio, lo ha fatto qualcuno che poteva sia sganciarla la sera prima dell’omicidio, in modo che fosse pronta all’uso, sia richiuderla dopo e bloccarla con la sicura. Dall’interno. Questo significa in pratica uno del personale.
– O uno dei bambini, – mormorò Billy T. rabbrividendo.
La temperatura si stava abbassando sempre di piú.

Anne Holt, L’unico figlio

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Ci sono scrittori che inventano senza sapere. Alcuni lo fanno con genialità e va benissimo, altri lo fanno male e te ne accorgi che quello che stai leggendo è falso, niente più di una convenzione fantastica [...].
La Holt no, lei sa e inventa. Sa perché il suo è il curriculum che ogni scrittore di noir invidierebbe. Le indagini di cui racconta, le persone di cui scrive, Anne Holt le ha vissute sulla pelle perché ha lavorato al dipartimento di polizia di Oslo, poi è diventata avvocato penalista e poi addirittura ministro della Giustizia del suo paese. L’esperienza passata entra nelle sue storie permettendole di descrivere meccanismi, caratteri e dettagli, da quelli che mettono in crisi i giovani poliziotti sul luogo del delitto fino a quelli che regolano un’indagine a quelli che entrano nella testa e graffiano l’anima degli investigatori.
Ma tutto questo con quello sguardo silenziosamente appassionato, freddo ma vivo, ironico e un po’ disperato che appartiene ai grandi del noir scandinavo.

Carlo Lucarelli, Corriere della Sera

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Alla centrale di polizia di Oslo, in Grønlandsleiret 44, Hanne Wilhelmsen è stata promossa ispettore capo. E ad accoglierla, sul tavolo del suo nuovo ufficio, c’è un caso spaventoso, un omicidio «all’antica, con tanto di coltello». Agnes Vestavik, la direttrice della casa famiglia Sole di primavera, è stata uccisa. Quella stessa notte, un ragazzino è scomparso: Olav ha dodici anni, è duro, ribelle, con il suo ingresso ha messo a soqquadro l’istituto. E adesso la polizia di Oslo deve ritrovarlo, perché forse è l’unico testimone dell’atroce delitto. Con l’assistenza dell’amico detective Billy T., l’ispettore Wilhelmsen si avventura nell’esplorazione di una Oslo lontanissima dagli stereotipi, dove il degrado e la sofferenza sembrano essere il terreno su cui germoglia la più profonda umanità, e agli sviluppi dell’indagine si alternano le pagine di diario di una  madre costretta a fare i conti con un sentimento insopportabile quanto  imprevedibile: avere paura del proprio figlio.
Il romanzo di Anne Holt non è, dunque, solo un giallo appassionante e perfettamente costruito. Continuando a scavare nel lato oscuro di un Nord Europa tutt’altro che perfetto, Anne Holt racconta l’orrore nascosto nelle pieghe dei legami affettivi e svela la doppia faccia di quell’amore assoluto e totalizzante che unisce le madri e i figli.
Dopo La dea cieca, La vendetta e La porta chiusa – nel quale incontra Johanne Vik e Yngvar Stubø, gli altri due celebri personaggi nati dalla fantasia di Anne Holt – l’ispettore Hanne Wilhelmsen torna in una nuova avvincente indagine che la consacra come irresistibile protagonista del giallo scandinavo. Bellissima, «elegantemente gay», Hanne è dotata di un umorismo spietato, ma è anche capace di grande tenerezza e non ha paura di mettere in gioco, accanto a una brillante intelligenza, l’autenticità dei propri sentimenti.

In una videointervista, trasmessa da Repubblica.it, Anne Holt racconta i primi passi dell'ispettrice di Oslo, l'immediato successo di pubblico e la conseguente scelta di dedicare alla Wilhelmsen un ciclo di romanzi. Nella seconda parte, l'autrice racconta il proprio esordio nel mondo della scrittura e ricorda come il personaggio della detective Wilhelmsen le abbia permesso di crescere e di raggiungere la popolarità.

 

Anne Holt - Videointervista/1

 

Anne Holt - Videointervista/2

 

 
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