Alon Hilu

«La tenuta Rajani»


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La mamma dice che l’anno prossimo non frequenterò la madrassa ma lei stessa mi impartirà a casa lezioni di francese e di algebra, perché i bambini a scuola sono cattivi, criminali, maneschi e attaccabrighe e attizzano nella mia anima un fuoco che lascerà in me un’ustione profonda, indelebile.
È la fine dell’estate e l’aria non è piú rovente come prima. Cammino per lunghe ore tra solchi e alture per raggiungere il promontorio di arenaria a picco sul mare dove mi siedo a riflettere e a piangere sul mio strano e ignominioso destino. Allah, infatti, non mi ha creato a immagine e somiglianza degli altri ragazzi miei concittadini. Loro girano in gruppo, mentre io vado solo, loro si battono con spranghe e bastoni, mentre io scrivo poesie e racconti che sgorgano dal profondo del mio cuore, loro mi disprezzano intensamente, mentre io non odio nessuno. Solo un’immensa tristezza mi avvolge, la malinconia del mare salato e dell’estate che svanisce.
Dinanzi a me, sul mare piatto, il futuro si dipana come un mercantile in rotta verso lidi lontani: vedo i miei coetanei crescere e diventare alti, forti, robusti; vedo figure di uomini dalle voci profonde emergere dai loro corpi; li vedo galoppare compatti come un branco di puledri agili che sollevano con gli zoccoli grandi nubi di polvere, infiammati dalla corsa. Io, invece, rimango orfano alle loro spalle.

Alon Hilu, La tenuta Rajani

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Alon Hilu esplora con grande acume il rapporto di amore odio fra ebrei e palestinesi. Un romanzo affascinante.
«Le Monde»

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Un libro straordinario.
Shimon Peres

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È il primo libro di Alon Hilu tradotto in italiano, eppure di lui si è già parlato molto, anche qui da noi. Nel 2009 La tenuta Rajani ha vinto il Pras Sapir, il più importante (e ricco) trofeo letterario di Israele. Dopo tre mesi di polemiche sui giornali, lo stesso premio gli è stato tolto. «Conflitto di interessi», recitano le motivazioni ufficiali, perché tra gli organizzatori del premio c’è un parente dell’autore. Ma da subito si è parlato anche (soprattutto) di motivazioni politiche.
Perché, anche se è piaciuto tanto a Shimon Peres, per gli israeliani La tenuta Rajani è un libro complesso e controverso, che osa parlare di nakba («catastrofe», il termine con cui gli arabi designano l’esodo palestinese), proprio nel momento in cui il governo di Netanyahu ha deciso di abolire la parola dai libri di testo degli studenti arabi d’Israele.

Il romanzo di Hilu esplora l’incontro tra due culture – quella israeliana e quella palestinese – con gli occhi di un bambino arabo, Salah. Solitario e Malinconico, Salah cresce nella tenuta di famiglia, covando tragici presagi che riguardano la sua famiglia e il suo popolo. Tutto sembra cambiare quando Isaac Luminsky, affascinante polacco emigrato per unirsi ai primi coloni ebrei approdati della regione, arriva a sconvolgere la vita della tenuta. Biondo, pallido, occhi azzurri, Isaac è, nell’immaginazione di Salah, l’incarnazione dell’arcangelo Gabriele, e tra i due nasce una forte amicizia. Ma quando sua madre, la bellissima Afifa, si lascia sedurre dallo straniero, Salah è travolto dal suo stesso universo visionario, e assiste alla trasformazione dell’idillio in tragedia.

Accusato di aver dipinto gli israeliani come un popolo colonizzatore e senza scrupoli, Hilu si è difeso: «Volevo raccontare gli anni della fondazione di questa città. Gli ebrei dicono sempre le stesse cose: che la costruirono sulla sabbia, che gli arabi se ne andarono via, che qui non c’era nulla...». Frutto di un lungo lavoro di documentazione storica, il romanzo si costruisce nell’alternanza delle pagine dei diari di Isaac e di Salah, per i quali l’autore si è ispirato a degli scritti custoditi nell’archivio sionista centrale di Gerusalemme.

Al di là di ogni possibile polemica, La tenuta Rajani è certamente un romanzo che costringe alla riflessione, aprendo punti di vista inaspettati, talvolta spiazzanti, sull’Alya, il ritorno del popolo ebraico. Ed è, soprattutto, un libro dall’immenso valore letterario, che affronta con una voce poetica e spietata il tema universale dell’incontro con «l’altro».

Il libro


La tenuta Rajani - copertina

Alon Hilu


La tenuta Rajani


2011
Supercoralli
pp. X - 310
€ 21,00
ISBN 9788806197407

Traduzione di Alessandra Shomroni

Palestina, 1895. Quando Isaac Luminsky, giovane ed energico colono ebreo, entra nella vita della famiglia araba dei Rajani, il piccolo Salah ne è affascinato e sedotto. Vede in lui l'incarnazione dell'arcangelo Gabriele e lo introduce nel proprio mondo, popolato da visioni terrificanti di catastrofi e distruzioni.
Anche Isaac è incuriosito dal ragazzo, ma ancora più è attratto dalla madre, Afifa, e dalla fertilità dei suoi possedimenti.
Incontro fatale tra l'avidità del colono e la malinconia del bambino, La tenuta Rajani racconta il dolore e la bellezza di una terra divisa tra due popoli.

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