Esce purtroppo postumo l'ultimo libro di Alda Merini. La poetessa aveva corretto le bozze che era già malata, e ci teneva molto a vederlo stampato, ma purtroppo non ne ha avuto il tempo.
Il libro, curato da Ambrogio Borsani, mette insieme il meglio della sua produzione poetica religiosa con una selezione delle sue poesie d'amore più recenti. Un'abbinata che piaceva molto alla Merini perché univa le due vene principali della sua poesia, quasi indistinguibili l'una dall'altra.
Una specie di testamento poetico, in cui annunciava la sua prossima scomparsa fin dai versi della poesia di copertina: «Le mie quattro radici / quattro figli perfetti / tengono in vita un tronco / che sta per morire».
Prendimi la pelle di un tempo
divino amore
quella scorticata e precisa
che hanno dato le mie labbra.
Le mie labbra sono ombre furenti,
rendi i miei baci amore
prendimi la polvere delle ali
perché possa volarti sul cammino
io fantasma gioioso
degli specchi.
È così diseguale la mia vita
da quello che vorrei sapere.
Eppure al di là di ogni immondizia
e sutura, c'è la grande speranza
che il tempo redima i folli
e l'amore spazzi via ogni cosa
e lasci inaspettatamente viva
una rima baciata.