Moses osserva attentamente la riproduzione appesa alla parete. L’occhiata fugace della notte è stata superficiale e fuorviante. Forse il quadro rappresenta un oscuro evento mitologico. Non la passione di un vecchio per una giovane donna ma il tormento di un uomo affamato e disperato. Il vecchio muscoloso è di certo un prigioniero. Ha le mani legate dietro la schiena e i piedi scalzi e sudici probabilmente sono stati appena liberati dai ceppi lí accanto. I suoi aguzzini gli hanno fatto patire la fame a tal punto che è attratto dai seni caritatevoli di una giovane donna, una balia, che guida con cautela il suo cranio calvo e scuro verso il petto candido.
Moses cerca il nome dell’artista ma trova solo due parole scritte con grafia svolazzante: Caritas romana. E come un fulmine lontano lo folgora la domanda se Trigano conoscesse questo quadro, insolito e audace, appeso casualmente nella camera di un albergo nella regione della Galizia, in Spagna. È possibile che nelle prime luci di un’alba iberica, cosí, per puro caso, lui abbia scoperto qui, a Santiago de Compostela, l’origine nascosta, la scintilla che aveva acceso la fantasia del suo giovane e talentuoso sceneggiatore? […] Era stata questa immagine mitologica ad aver ispirato a Trigano la folle scena destinata a suscitare scandalo alla fine dell’ultimo film che avevano girato insieme?
Abraham B. Yehoshua, La scena perduta
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È un libro complesso, insolito per questo grande narratore. Forse un bilancio personale, di vita e di letteratura. Anche e soprattutto una storia scabrosa nel suo affondo psicologico, nel non detto che tiene insieme – ma soprattutto separa – le intriganti personalità dei protagonisti.
Elena Loewenthal – la Repubblica
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Yair Moses è un regista quasi settantenne, esponente del fior fiore della società israeliana, cresciuto in una colta famiglia gerosolimitana di origini tedesche. Alle spalle ha una lunga carriera cinematografica che sta per essere celebrata nella retrospettiva organizzata in suo onore a Santiago de Compostela. Lì, nella camera d’albergo che Moses condivide con Ruth – protagonista di tutti i suoi film, musa e in qualche modo compagna – un quadro appeso alla parete apre uno squarcio nella memoria: la tela è una riproduzione della Caritas romana nella versione del misconosciuto Matthias Meyvogel, dove una giovane Pero allatta il padre Cimone come gesto di pietà estrema. Un’immagine di grande fascino, ma anche disturbante nella sua sensualità. Moses non l’ha mai vista, ma all’improvviso ricorda la scena, molto simile, che Shaul Trigano, il suo sceneggiatore di molti anni prima, gli aveva proposto come finale di un film. Quando Ruth (allora compagna di Trigano) si era rifiutata di girarla, Moses l’aveva appoggiata: da allora tutto era cambiato. La fine di un’amicizia, di una fertile collaborazione artistica e di una relazione sentimentale, l’inizio della sua storia con Ruth e di una nuova fase della sua carriera. Ecco la scena perduta, la sequenza mai girata, la mancanza che ha deciso le sorti dei loro legami.
Ma questa non è l’unica sorpresa destinata a turbare il soggiorno di Moses in Galizia: man mano che la rassegna procede, l’autore si rende conto che sono stati presi in considerazione solo i suoi primi film, realizzati in un passato così lontano che lui stesso fatica a ricordarli. Sono film surreali, d’avanguardia, visionari e fortemente simbolici, così diversi dall’impronta realista che ha caratterizzato il suo lavoro dopo il «divorzio» da Trigano. E non serve molto altro a Moses per rendersi conto che dietro la manifestazione c’è proprio lui, il suo ex collaboratore, deciso ad affrontarlo una volta per tutte e a costringerlo a fare i conti con le proprie scelte.
La retrospettiva diventerà, così, un viaggio nella memoria, un percorso a ritroso capace di riportare Moses di fronte a quello che aveva deciso di nascondere, per completare qualcosa che sembrava perduto.
«Ho voluto in questo libro esplorare il mistero della creazione artistica, letteraria, figurativa, cinematografica, e in particolare l’interazione tra il genio della fantasia, dell’invenzione provocatoria, che “sfonda” la realtà, e l’imprescindibile fondamento costruttivo, il metodo e la costanza che sono elementi necessari all’artista, – ha detto Yehoshua a Elena Loewenthal in un’intervista per Repubblica. – In Moses c’è qualcosa di me e di ciò che agisce in me quando creo».
E infatti quando Moses, spaesato davanti alle sue stesse creazioni, ripercorre con il lettore le pellicole dimenticate, non è difficile riconoscere echi, dettagli, personaggi, atmosfere delle prime opere di Yehoshua, quei racconti – scritti tra gli anni Cinquanta e Sessanta – che tanto risentivano dell’influenza di Ionesco, Beckett, Fellini, Kafka.
Il percorso di riconciliazione con Trigano sarà così anche un percorso di riconciliazione con un fervore creativo da tempo sacrificato sull’altare del realismo. Qualcosa che, forse, sta accadendo allo stesso Yehoshua: «Penso di aver perso qualcosa», ha detto l’autore a Susanna Nirenstein riferendosi all’evoluzione delle sue opere. E ha sottolineato come la letteratura contemporanea abbia «bisogno di tratti simbolici, metaforici, per fronteggiare la situazione che abbiamo intorno. Parlo della situazione politica israeliana, ma non solo. Usiamo uno sguardo troppo superficiale per decifrare la realtà, occorrono anche altri strumenti».
La realtà e ciò che si sceglie di dimenticare, la finzione narrativa e l'identità di chi crea, i ricordi e il perdono. Tra meditazione e memoria, La scena perduta è il romanzo più misterioso e profondo di Abraham B. Yehoshua, e segna il ritorno a una visionarietà di cui, davvero, abbiamo bisogno: «Spero che Moses faccia un film con Trigano, – ha augurato l’autore al suo personaggio, – un uomo che in una scena a pochi chilometri da Gaza, mentre cadono i missili, si dice convinto che la pace ci sarà».
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Abraham B. Yehoshua![]() La scena perduta
2011
Supercoralli pp. 372 € 21,00 ISBN 9788806203313
Traduzione di Alessandra Shomroni
La scena perduta è quella che non smette
di ossessionarci, abitata da fantasmi la cui segreta
influenza subiamo nei modi più inaspettati. SCHEDA LIBRO
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