Walter Benjamin![]() Infanzia berlineseintorno al millenovecento
2007
Letture Einaudi pp. 154 € 14,50 ISBN 9788806188504
Contributi di Peter Szondi
A cura di Enrico Ganni
Postfazione di Theodor W. Adorno
«Non sapersi orientare in una città non significa molto. Ci vuole invece una certa pratica per smarrirsi in essa come ci si smarrisce in una foresta». |
Un'autobiografia anomala, una sorta di mosaico in cui Benjamin condensa le esperienze e la topografia
della propria infanzia, ridando anima ai sogni, facendo
rivivere le ore e i luoghi di magia, e al contempo
gli angosciosi presentimenti di un bambino ebreo
nella Berlino dell'epoca.
Benjamin scava nell'infanzia, negli strati nascosti, perduti della vita per riattivare quella "promessa
di felicità" che è patrimonio di ogni essere umano,
senza tuttavia dimenticare che questa possibile felicità
è perennemente esposta ai venti della storia.
Un testo che ha svelato Benjamin come grande
scrittore, oltre che pensatore e intellettuale.
Infanzia berlinese consiste di miniature
che evocano singole strade, persone, oggetti, intérieurs. Non c'è dubbio che chi si accinge a scrivere cose
di questo tipo è, come Proust,
di cui Benjamin fu traduttore,
alla ricerca del tempo perduto.
Ma il tema di Proust e quello
di Benjamin sono davvero lo stesso? Le loro ricerche del tempo perduto perseguono il medesimo obiettivo?
Proust cerca il passato per sfuggire
al tempo, e ciò significa soprattutto: al futuro, ai suoi pericoli, alle sue minacce, la cui minaccia estrema
è la morte. Benjamin, al contrario, nel passato cerca il proprio futuro.
I luoghi a cui lo riconduce il suo rammemorare hanno quasi tutti
«i tratti dell'avvenire». E non è casuale che il suo ricordo colga una figura dell'infanzia «nel ruolo del veggente che predice il futuro». Proust presta attenzione al risuonare del passato, Benjamin a ciò che
anticipa un futuro che, nel frattempo,
è diventato a sua volta passato.
A differenza di Proust, Benjamin non vuole liberarsi della temporalità, non vuole osservare le cose nella
loro essenza astorica ma aspira
all'esperienza e alla conoscenza storica.
Dal saggio di Peter Szondi
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