Abraham B. Yehoshua![]() Fuoco amicoDuetto
2008
Supercoralli pp. 404 € 19,00 ISBN 9788806184339
Traduzione di Alessandra Shomroni
Il ricordo di un giovane soldato ucciso per errore dal «fuoco amico» dei compagni turba i cuori
di una famiglia israeliana durante le feste di Hanukkah. |
Il ricordo di un giovane soldato ucciso per errore dal «fuoco amico» dei compagni turba i cuori
di una famiglia israeliana durante le feste di Hanukkah.
Lasciato a Tel Aviv l'adorato marito Amotz, Daniela Yaari arriva in un villaggio della Tanzania per incontrare il cognato, padre del soldato morto, che vive laggiù in una sorta di esilio volontario.
Al rifiuto di continuare a vivere in un paese sempre in guerra, alla ferita insanabile
per una morte assurda, si oppongono la sete di normalità di Amotz e Daniela, l'amore che li lega dopo tanti anni, la loro dedizione al lavoro, la testarda volontà di tenere unita la famiglia.
«Ruach» in ebraico significa vento, ma anche spirito, e «ruach refaim» è lo spirito dei morti, il fantasma. Il vento, in questo nuovo romanzo di Abraham B. Yehoshua, è quello che si insinua nelle fessure di un grattacielo di recente costruzione a Tel Aviv e provoca sibili e ululati che turbano gli inquilini. Amotz Yaari, il progettista degli ascensori, viene chiamato a indagare e a difendere il buon nome del suo studio dalle accuse che gli vengono rivolte.
È la settimana di Hanukkah, una delle feste più amate in Israele, ma non è una settimana facile per Amotz. Sua moglie Daniela, che ama moltissimo e con cui ha un rapporto quasi simbiotico, è partita per la Tanzania, dove in una specie di esilio volontario vive Yirmiyahu, vedovo della sorella di Daniela. Da quando suo figlio è stato ucciso per sbaglio da un commilitone durante un'azione nei territori occupati, Yirmiyahu non sopporta più di vivere in Israele. Non solo: non vuole più vedere un israeliano o leggere un giornale o un libro scritto in ebraico. Vuole liberarsi dalla difficile storia del suo paese, e per farlo ha accettato un lavoro di contabile al seguito di una spedizione paleoantropologica in Africa. Alla ricerca degli ominidi preistorici, per non rischiare più dolorosi incontri con la Storia.
Amotz è un professionista serio, un marito fedele e un padre e nonno affettuoso. Durante l'assenza di Daniela, pensando continuamente a lei, si occupa del lavoro, dell'anziano padre immobilizzato dal Parkinson, del figlio che non avendo risposto all'ultimo richiamo nell'esercito è stato messo agli arresti, e dei nipotini che una madre irrequieta abbandona spesso nelle mani dei nonni. La sua è l'avventura di ogni giorno, l'avventura del quotidiano, dei piccoli e grandi problemi che ritmano l'esistenza di ognuno di noi.
In Tanzania Daniela deve superare invece un difficile confronto con i fantasmi che assillano il cognato. Yirmiyahu rievoca per lei la morte improvvisa della moglie, distrutta dal dolore per l'uccisione del figlio. E soprattutto confessa la sua rabbia profonda, il suo tormento per quelle due parole, «fuoco amico», con cui proprio Amotz, ingenuamente, aveva annunciato al cognato la terribile notizia. Come se sapere da quale arma è partito il colpo possa lenire il dolore di due genitori.
Commenti
Uno splendido intreccio delle vicende vissute nei giorni di Hanukkah da due coniugi; un duetto a distanza tra la moglie, temporaneamente in Tanzania a ricercare gli ultimi momenti di vita della sorella, e il marito, rimasto in Israele a mandare avanti una composita famiglia. Un cognato dalla personalità irritante, complessa, ma ricca di fascino e di sfumature. La variopinta umanità israeliana colta con affetto e ironia, nella sua ansia di morte e nell'insopprimibile tensione di vivere. 400 pagine che ti coinvolgono sempre più man mano che procedi; alla fine vorresti ricominciare daccapo. Le "dissolvenze", inserite con arte, suggerirebbero una versione cinematografica; ma con un sommo regista e ottimi attori!