Copertina

Christopher A. Bayly


La nascita del mondo moderno

1780-1914


2007
Biblioteca di cultura storica
pp. 660
€ 45,00
ISBN 9788806178659

Traduzione di Mario Marchetti
Traduzione di Santina Mobiglia

Un grande affresco di storie locali, regionali e nazionali. Una nuova, magistrale narrazione del mondo che ha preparato la globalizzazione dei nostri giorni.

Altre edizioni: La nascita del mondo moderno. 2009. PBE BIG

Il libro

Ben prima dell'inizio canonico della globalizzazione di fine Novecento, le tendenze storiche possono essere collegate per rivelare l'interconnessione e l'interdipendenza dei cambiamenti politici e sociali a livello planetario. Da un canto eventi mondiali chiave, come le rivoluzioni europee del 1789 e del 1848, si riverberarono all'esterno e si mescolarono con le convulsioni che si producevano all'interno di altre società. Dall'altro, eventi esterni all'emergente «nocciolo» europeo e americano dell'economia industriale, come le ribellioni avvenute in Cina e in India a metà Ottocento, agivano a loro volta su quel nucleo in formazione, plasmandone le ideologie e forgiando nuovi conflitti politici e sociali. Via via che gli eventi si facevano più interconnessi e interdipendenti, anche le forme dell'agire umano si adattarono reciprocamente finendo con l'assomigliarsi dappertutto nel mondo.
Tutte le storie locali, nazionali o regionali devono essere storie globali. Perché non è più possibile scrivere una storia «europea» o «americana» in senso stretto, in un'epoca nella quale le idee, i movimenti politici e le pratiche culturali hanno già preso a scavalcare oceani e confini transitando da un paese all'altro.
Con questa convinzione, e attingendo ad una mole sterminata di conoscenze con mirabile capacità narrativa, Bayly ripercorre il sorgere di uniformità globali nello Stato, nella religione, nelle arti, nei rapporti di genere, nelle ideologie politiche e nella vita economica così come si svilupparono nel corso del XIX secolo. Raccontando la crescita dell'uniformità nelle grandi istituzioni come le Chiese, le corti o i sistemi giudiziari, ma anche nelle cosiddette «pratiche corporee»: i modi in cui la gente si vestiva, parlava, mangiava e si comportava all'interno della famiglia.
Il quadro che si disegna è una «world history» che si sottrae a qualunque visione finalistica e unidirezionale, che accetta di essere decentrata e segnata dalla discontinuità, dalle rotture non preannunciate e insieme dal permanere di antiche forme di dominio.

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