Copertina

Ilan Pappe


Storia della Palestina moderna

Una terra, due popoli


2005
Einaudi Storia
pp. XXII - 386
€ 25,00
ISBN 9788806172589

Traduzione di Piero Arlorio

Dal dominio ottomano alla prima guerra mondiale, dai primi sionisti al mandato britannico, dalla partizione dell'ONU all'occupazione militare israeliana.
Duecento anni di storia e di conflitti visti con gli occhi di chi li ha subiti.

Il libro

Posizionata come un ponte fra tre continenti, la Palestina è stata oggetto dell'interesse di tutte le potenze internazionali fin dall'Ottocento: dagli Ottomani all'impero inglese, ai sionisti europei, alle superpotenze del dopoguerra. Nel corso del Novecento il suo territorio - e Gerusalemme, città santa a tre religioni - ha finito col diventare la casa di due popoli, che hanno talvolta saputo collaborare, ma che piú spesso hanno subito le conseguenze della politica aggressiva dei militari e di chi deteneva saldamente il potere.
In questo libro Ilan Pappe racconta la storia della Palestina, una terra per due popoli. È un racconto forte, che «cerca di affiancare le narrazioni degli sfruttatori e degli sfruttati, degli invasori e di chi è invaso, degli oppressori e degli oppressi». Un libro accurato, basato su documenti scritti in ebraico, arabo e nelle lingue europee, che ha creato un dibattito internazionale infuocato sull'interpretazione del nodo piú vulnerabile della politica mondiale.

Affrontare in maniera critica il concetto di modernità può essere un modo di decostruire entrambe le narrazioni senza privilegiare l'una o l'altra. Bisogna fare i conti, se non addirittura lottare, con due versioni radicalmente diverse della storia del paese profondamente radicate nella mente della maggior parte di chi lo abita. Intendo le due storiografie nazionali contrapposte, israeliana e palestinese, che si esprimono ovviamente meglio in libri distinti. Qui sono invece riunite in un unico libro, per essere talvolta respinte per le loro pretese inaccettabili e criticate per il carattere etnocentrico ed elitario, ma anche per essere accolte con rispetto per l'epicità che le contraddistingue.

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