Ascanio Celestini![]() Storie di uno scemo di guerraRoma, 4 giugno 1944
2005
L'Arcipelago Einaudi pp. 158 € 11,50 ISBN 9788806170899 «Il 4 giugno 1944 mio padre c'aveva otto anni. Mio padre diceva che rischiò di morire per una cipolla. Per quella cipolla uno scemo di guerra gli sparò addosso. Mio padre diceva che lo mancò per un pelo, ma perse la cipolla. Diceva che i tedeschi scappavano da Roma e gli alleati stavano arrivando. Tutti 'sti soldati attraversavano la città da sud verso nord, e invece lui per tornarsene a casa andava nella direzione opposta. Mio padre diceva che camminò contromano rispetto alla Storia».
Altre edizioni:
Storie di uno scemo di guerra. 2009. ET Scrittori
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Il giorno della liberazione di Roma dentro gli occhi di un ragazzino. Una storia raccontata per trent'anni, poi ramificata nella memoria e nella fantasia, dove il bombardamento di San Lorenzo può stare accanto alla leggenda del barbiere dalle mani belle e il rastrellamento del Quadraro si trasforma nella parabola delle mosche pacifiche e perfette.
Nelle pagine di Ascanio Celestini, così come nei suoi spettacoli, non resta che arrendersi all'incantesimo della grande narrazione.
Ci sono un uomo e un ragazzino che attraversano Roma a piedi per tornarsene a casa. È il 4 giugno del 1944. Hanno un cartoccio con un pezzo di fegato e un uovo da mangiarsi per cena, e nella testa un progetto grandioso: mettere insieme mille lire per costituire "la società del maiale" e comprarsi un maiale sano sano, tutto intero.
«Durante la guerra la notte è la fine del mondo», si dice in questo libro. Ma quel mattino sta iniziando davvero un giorno nuovo. I tedeschi lasciano la città sparsi e scalcinati, ben lontani dalle luccicanti parate di pochi mesi prima, e per le strade si vedono certi soldati nuovi di zecca. Potrebbero essere gli americani. O forse sono ancora tedeschi. A meno che non siano tedeschi travestiti da americani...
Raccontare senza ombra di retorica i momenti di svolta della storia richiede un talento molto speciale: nella scrittura di Ascanio Celestini, così come negli occhi di questo ragazzino che guarda gli aeroplani rincorrersi nel cielo, c'è la capacità di vedere dentro, dietro, intorno alle cose.
Con il vertiginoso concatenarsi tipico della narrazione orale, cronaca e favola s'incontrano dando vita al piacere purissimo del racconto.
In una struttura insieme rapsodica e sinfonica vediamo una guerra che è tutte le guerre, un soldato che è tutti i soldati, vediamo la storia diventare mito.
E piano piano si assottiglia la differenza fra quello che è stato e quello che avrebbe potuto essere. Perché «quando uno si mette a raccontare... racconta e racconta... e all'inizio dice quello che è successo veramente, ma poi finisce per raccontare quello che avrebbe voluto che succedeva».
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