Copertina

Georges Bensoussan


Il sionismo. Una storia politica e intellettuale

1860-1940


2007
Biblioteca di cultura storica
pp. XXIV - 1370
€ 130,00
ISBN 9788806170073

Traduzione di Monica Guerra

«Sionisti, antisionisti, per piacere, diteci he cosa fu il sionismo».

Marc Bloch

Il libro

Sionista. L'aggettivo suona come un insulto. Il termine ha oggi una connotazione così peggiorativa, è talmente svalutato che la realtà cui si applica ha finito per sparire sotto i sedimenti della stigmatizzazione e persino, come in certe occasioni internazionali, della demonizzazione. Alla realtà di una fede e di una cultura, il discorso antisemita ha risposto con fantasie tremende (l'omicidio rituale, tra l'altro), soffocando nella paura un oggetto di conoscenza. Alla realtà di un'ideologia e di un movimento nazionale sostanzialmente atipico, il rifiuto risponde con il marchio d'infamia, ma non ci dice che cosa esso sia e, ancora meno, che cosa sia stato. Il sionismo è a tal punto sepolto sotto strati e strati di riprovazione che oggi è difficile per noi determinare serenamente che cosa fu, in quali condizioni nacque, l'humus che lo nutrì e la pluralità dei suoi significati. Posto di fronte ai problemi della modernità politica, imboccando in particolare la strada della nazione, della laicità, dell'utopia sociale e della cultura come nuova forma della dimensione religiosa in società secolarizzate, il sionismo, lungi dal rivolgersi solo agli ebrei, contribuisce a porre le domande capitali del XX secolo. Che ne è dei rapporti tra la lingua e la nazione, tra popolo e territorio, cosa succede a una fede nazionale nel processo globale di laicizzazione del mondo? Cosa accade alle forme culturali del politico nelle società massificate in cui il sionismo iniziò a prendere forma più di un secolo fa? Quesiti scomparsi dietro al focalizzarsi dell'attenzione sul conflitto tra ebrei e arabi. In quanto frutto del secolo dei Lumi, sullo slancio dell'emancipazione alla francese (1791), l'idea nazionale ebraica non è dissociabile dal fermento nazionalitario della metà del XIX secolo. Il sionismo è solo una delle sue forme, ma inseparabile dal processo di secolarizzazione del mondo. Quando il fenomeno religioso perde vigore di fronte all'avanzare della laicizzazione, il mondo ebraico tradizionale corre il rischio di estinguersi. Il rinnovamento letterario dell'ebraico precede almeno di una generazione la nascita dei primi circoli sionisti in Russia. Quindi, prima di essere una reazione all'antisemitismo, cui spesso lo si riduce, il sionismo risponde innanzitutto alla disillusione del mondo e plasma in vista del domani l'identità secolare dell'ebraismo. Il sionismo affonda le sue radici più nell'Illuminismo e nella Rivoluzione francese che nell'ebraismo tradizionale, di cui intende liberarsi passando dall'emancipazione dell'individuo a quella della collettività, sul modello dello Stato-nazione. Movimento secolare, traduce lo sforzo compiuto dalla società ebraica per adattarsi a una definizione più nazionale dell'identità. Il conflitto tra ebrei e arabi ha velato questa dimensione originaria, che vede nascere una laicità ebraica a prezzo di scontri violenti tra i maskilim laici e il mondo ortodosso, cominciati più di un secolo fa, uguali per passione a quelli che hanno caratterizzato il confronto francese negli anni tra il 1880 e il 1910 e che continuano a essere molto vivi ancora oggi nello Stato di Israele. Tra tutte le risposte ebraiche alla modernità, solo il sionismo è sopravvissuto.

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