Copertina

Hans Magnus Enzensberger


Gli elisir della scienza

Sguardi trasversali in poesia e in prosa


2004
Saggi
pp. 246
€ 21,00
ISBN 9788806168322

Traduzione di Vittoria Alliata
Traduzione di Anna Maria Carpi
Traduzione di Umberto Gandini
Traduzione di Daniela Zuffellato

Per Gli elisir della scienza, un percorso dai toni ora ironici, ora ammonitori, ora affettuosi, ora autenticamente accorati, Hans Magnus Enzensberger ha assemblato poesie e interventi in prosa, molti dei quali inediti in Italia. L'esito è un puzzle che offre scorci davvero sorprendenti e che solo un poeta e un intellettuale cosí fuori dagli schemi come lui poteva offrirci.

Il libro

Sin dai suoi esordi letterari nei primi anni Sessanta, Hans Magnus Enzensberger ha rivolto una particolare attenzione ai temi in senso piú ampio scientifici e alle biografie di personaggi noti e meno noti della storia, da Alexander von Humboldt a Giovanni de' Dondi (a Padova costruí l'astrario), da Darwin a Ugo Cerletti (al quale dobbiamo la scoperta dell'elettroshock). Ne sono testimonianza famose raccolte come Mausoleum (che reca il significativo sottotitolo Trentasette ballate tratte dalla storia del progresso, 1979), La fine del Titanic (1990) e, in epoca piú recente, un libro ormai leggendario come Il mago dei numeri (1997).
Scienza e poesia non solo affondano entrambe le loro antiche radici nel mito, ma il loro re-incontrarsi oggi appare piú necessario che mai: troppo grande e pericoloso è lo iato che separa la riflessione etico-politica da una comunità scientifica che tende a considerare alla stregua di fastidiosi intrusi chiunque ponga critici interrogativi sul suo operato. Volgere uno sguardo attento alla poesia della matematica, della fisica, dell'astronomia - non era stato lo stesso Kant a postulare la necessità di accostare il «cielo stellato» e la «legge morale»? - può tuttavia essere anche un esercizio mentale utile e piacevole per chiunque.

«La figura dell'idiot savant, dello "scienziato idiota" è impensabile senza il suo pendant, che s'incontra sicuramente anche piú spesso: l'idiot lettré, una specie che alligna fra i cultori delle scienze dello spirito, gli artisti e gli scrittori, e che si sente forse anche piú a suo agio, nella sua limitatezza, della sua immagine speculare. Ognuno di noi è notoriamente uno straniero quasi ovunque sulla terra; allo stesso modo ognuno di noi è quasi in tutti gli ambiti dello scibile un mezzo o un totale analfabeta. Però ammetterlo è una cosa, un'altra è essere fieri dello status di ignorante. Lo studioso di Shakespeare che non ha mai letto una pagina di Darwin, il pittore cui gira la testa nel sentir anche solo parlare di numeri complessi, lo psicoanalista che non sa nulla dei risultati cui è pervenuto l'entomologo, e il poeta che non è capace di stare ad ascoltare un neurologo senza addormentarsi, sono altrettante figure involontariamente comiche, non molto lontane dall'istupidimento per propria scelta e colpa».

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