Dizionario dell'Occidente medievale. ITemi e percorsi. Volume primo. Aldilà/Lavoro
2003
Grandi Opere pp. XXXIV - 588 € 75,00 ISBN 9788806164447 Indice
Chiudi
Indice
Contributi di Massimo Montanari
Contributi di Jacques Le Goff
Contributi di Jean-Claude Schmitt
Contributi di Danielle Régnier-Bohler
Contributi di Philippe Faure
Contributi di Robert Delort
Contributi di Philippe Braunstein
Contributi di Hélène Millet
Contributi di Guy Lobrichon
Contributi di Michel Balard
Contributi di Alain Ducellier
Contributi di Alain Guerreau
Contributi di Jean-Marie Pesez
Contributi di Alain Erlande-Brandenburg
Contributi di Jean Flori
Contributi di Girolamo Arnaldi
Contributi di Bernard Guenée
Contributi di Jérôme Baschet
Contributi di Jacques Chiffoleau
Contributi di Maurice Kriegel
Contributi di Monique Zerner
Contributi di Bernhard Töpfer
Contributi di Agostino Paravicini Bagliani
Contributi di Alain Boureau
Contributi di Jacques Berlioz
Contributi di Otto Gerhard Oexle
Contributi di Jean-Michel Mehl
Contributi di Claude Gauvard
Contributi di Franco Cardini
Contributi di Michel Parisse
Contributi di Aron Jakovlevic Gurevic
Contributi di Pierre Guichard
A cura di Jacques Le Goff
A cura di Jean-Claude Schmitt
In ottantatre voci d'autore una magistrale introduzione alla realtà del mondo medievale e ai suoi echi immaginari |
«Il Medioevo da noi proposto è [...] vicino e lontano insieme. È vicino perché, allo strato dei retaggi preistorici e antichi, ha aggiunto (e spesso sostituito) apporti che noi avvertiamo, che oggi viviamo come retaggi fondamentali, creazioni d'identità originali: paesaggi urbani e rurali, conflitti e compromessi tra ragione e fede, rapporti difficili tra lo Stato e la società, organizzazione scolastica e universitaria, sensibilità artistica e letteraria. Tante cose ci arrivano dal Medioevo: il libro (alla fine dell'Antichità il codex cominciò a sostituire i rotoli), i nostri abiti (la camicia e i calzoni che hanno fatto dimenticare l'antica toga), il calendario, il genere letterario del romanzo, gli atteggiamenti nei confronti dei poveri, le reazioni di fronte alle epidemie (dalla lebbra e dalla peste all'Aids gli echi non mancano certo), ecc. Ma il Medioevo è anche lontano da noi. Ci è spesso estraneo, e questo charme esotico costituisce una parte importante del fascino che esercita. Per limitarci a qualche esempio, a caso, il miracolo e il diavolo non sono più onnipresenti, la morte improvvisa non è più considerata la peggiore possibile e, a dispetto dell'arte astratta (che sotto parecchi aspetti ci avvicina a una certa estetica medievale), il nostro occhio si è abituato fin dal Rinascimento a concepire la pittura e a osservare la realtà esterna secondo le regole della prospettiva. Come non sottolineare l'abisso che separa le condizioni materiali della nostra esistenza da quelle del Medioevo (e anche dei secoli che lo seguirono), sia che si tratti dell'habitat, dei mezzi di trasporto e di comunicazione, del lavoro o degli svaghi? E sebbene i credenti restino persuasi dell'esistenza di un aldilà, sebbene nuove forme di millenarismo - spesso più grossolane delle speculazioni apocalittiche dei chierici medievali - seducano un certo numero dei nostri contemporanei, abbiamo perduto l'abitudine di pensare in previsione dell'eternità.»
Dall'Introduzione di Jacques Le Goff
Commenti
Non ci sono ancora commenti per questo titolo. Se vuoi, inserisci tu il primo.