Vitaliano Trevisan![]() I quindicimila passi
2002
Stile libero pp. 156 € 9,00 ISBN 9788806161996 La storia di una mente assediata, di una liberazione e di una fuga, tutto nell'arco di un lunghissimo tragitto a piedi. L'incubo di una vita spezzata, in una delle piú inquietanti ghost stories della letteratura italiana contemporanea.
Altre edizioni:
I quindicimila passi. 2007. Stile libero
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Thomas conta i passi. Da casa alla questura, millecinquantatre passi. Da casa
al tabaccaio, settecentonovantuno, da casa allo studio del notaio Strazzabosco
a Vicenza, quindicimila passi. Conta con una precisione metodica, senza mai
lasciarsi distrarre, perche il vuoto che si porta dentro va riempito di incombenze
continue, contare camminare calcolare. Gesti esatti, netti, in un tentativo
ossessivo di guarigione dal tema che lo incalza della solitudine e della morte.
Intorno, la follia di una strada che ai suoi occhi «è sempre una sola», cinta
da quello che a lui pare assurdamente un bosco e che invece non è niente, solo
veleno e discarica e cancrena urbanistica di una provincia veneta ridotta a una
scheletrita waste land industriale.
Alle sue spalle, Thomas non si lascia indietro anima viva, scomparsa ormai la
sorella, scomparso il suo assassino già lontano, partito per chissà dove, «evaso».
dalla sua casa, da un delirio amoroso ossessionante, dai genitori da sempre
assenti, da un fratello che gli è apparso fin da subito straniero perche troppo
lucido, troppo responsabile. Ma niente è come sembra: lungo la strada
il protagonista avverte i segni di una tara psichica che lo assedia e lo confonde,
le schegge di un orrore che lo investe in pieno. E sente la sua realtà cedere
mentre i passi lo conducono diritto nel cuore della verità piú atroce.
«Non si esce indenni da questo libro: che è, dall'inizio alla fine, un'azione letteraria
coerente. Cosa che Trevisan, uno dei narratori italiani piu consapevole dei suoi
scopi, sa alla perfezione. Da quando ho letto I quindicimila passi i miei occhi
guardano il mondo e vedono tutt'altre, molte piú cose».
Giulio Mozzi
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