Copertina

Philip Roth


La macchia umana


2001
Supercoralli
pp. 390
€ 18,08
ISBN 9788806158187

Traduzione di Vincenzo Mantovani

Coleman Silk nasconde un segreto. Se lo porta dietro per tutta la vita. Finché, alla fine, il mondo che ha costruito intorno a sé piomba nel caos. La storia di un uomo che non ha mai smesso di lottare, di una donna che ha imparato dalla vita una crudele saggezza, e di un paese in preda allo «spirito di persecuzione».

«Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c'è altro mezzo per essere qui».

Altre edizioni: La macchia umana. 2005. ET Scrittori

Il libro

Coleman Silk ha nascosto il proprio segreto per cinquant'anni, e l'ha nascosto cosí bene che nessuno ha mai dubitato di lui, delle sue origini, della sua identità. Non hanno avuto il minimo sospetto sua moglie e i suoi figli, né gli amici né i tanti nemici che si è fatto nella lunga carriera accademica.
Alla fine sono le parole a tradirlo. Parole che riemergono da un lontano passato e si ritorcono contro di lui e gettano la sua vita nel caos. Nel giro di pochi mesi è costretto a dimettersi dal college, non riuscendo a difendersi da un'accusa infamante di razzismo. Dopo la morte improvvisa della moglie, si lega a Faunia Farley, una donna di umili condizioni, che pare aver ricevuto dalla vita soltanto violenza e infelicità.
Ma questa relazione tra un uomo anziano, colto e benestante e una donna giovane, povera e quasi analfabeta suscita la condanna di tutti, dai figli di Coleman ai suoi vecchi colleghi dell'università. E suscita soprattutto l'odio feroce di Les Farley, l'ex marito di Faunia, che nella giungla del Vietnam ha perso per sempre ogni capacità di convivere pacificamente con il prossimo.
Non a caso è l'estate del 1998, l'estate del tentativo di impeachment di un presidente che ha scandalizzato l'America, «l'estate in cui il pene di un presidente invase la mente di tutti e la vita, in tutta la sua invereconda sconcezza, ancora una volta disorientò l'America».
Ancora una volta (l'ottava, nell'opera di Philip Roth) , è la voce inconfondibile dello scrittore Nathan Zuckerman a raccontare la storia, a immaginarla, riempiendo le caselle vuote, commentando, cercando di dare un senso alla tragedia e alla farsa, al dolore e al ridicolo.
Come i protagonisti di Pastorale americana e Ho sposato un comunista, Coleman Silk forse non è altro che la quintessenza dell'uomo americano. Un uomo che, nella grande tradizione della frontiera, ha accolto «l'invito democratico a sbarazzarsi delle proprie origini». Incominciando da zero, inventando la propria vita, il proprio passato come il proprio futuro, cosí come uno scrittore inventa il personaggio di un romanzo.

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