Copertina

Sandro Onofri


Registro di classe


2000
Stile libero
pp. 103
€ 6,71
ISBN 9788806150051

Il diario appassionato di un professore che coglie nei volti dei propri alunni i cambiamenti di un'epoca. L'ultimo lavoro di uno scrittore che ai silenzi e alle ansie degli studenti ha affidato il suo testamento narrativo piú vero.

Il libro

Registro di classe è prima di tutto il diario di un anno di vita. Giorno dopo giorno, prende corpo una stagione passata in due classi di liceo nella periferia romana. È un breviario rivolto agli studenti, ai genitori, alla società civile, ma che lo scrittore destina soprattutto a se stesso. In questo libro Onofri mette in gioco non tanto il suo ruolo di professore, ma la sua vita intera e in particolare quell'adolescenza che lo ha visto cosí simile agli studenti proletari con cui condivide una sorta di cromosoma interiore. E la ricerca di un modo per comunicare con quei ragazzi, con la loro timidezza e afasia, sfrontataggine e indolenza, è anche una ricerca nelle radici della propria educazione che lo ha portato da ragazzo ad amare un'idea della vita cosi diversa da quella condivisa con i suoi compagni di allora. Le pagine di questoRegistro lasciano al margine ogni riferimento alla letteratura scolastica tradizionale e vanno dritte al cuore dei problemi: dai dieci giovanissimi suicidi in tre giorni, alla speranza di affidare alla pillola della timidezza il controllo di un'età ambigua e acerba, all'indifferenza dei colleghi appartenenti a una generazione di "genitori emancipati che con i figli parlano di tutto, ma proprio di tutto". E intorno una scuola che non sembra assicurare a nessuno, neppure ai professori, "la libertà necessaria all'espressione delle differenze", e che non sa ricordare a Marco che quella sua capigliatura da rapper, i calzoni larghi, le scarpacce grosse e pesanti, sono stato adottati, molto prima di lui, nei ghetti di Los Angeles da quegli stessi "negri" contro cui oggi Marco si scaglia.

Commenti

Àlen Loreti 19/06/2009 19:21

Robert Walser autore di "Jakob Von Gunten" (1909) diceva che «quando si è giovani bisogna essere a lungo niente, non si deve aver fretta di diventare qualche cosa». Onofri come insegnante e autore ha saputo comunicare con chiarezza e dolcezza questo "passaggio necessario", questa condizione sofferente e potente dell'animo umano. Nella sue descrizioni, cresciute nello studio della poetica pasoliniana e concretizzate in reportage narrativi straordinari (es. Vite di riserva, Theoria), c'è una leggerezza profonda, qualcosa di sbalorditivo, di giustamente incompiuto. Vincenzo Cerami, che aveva intuito il suo talento, lo ricorda in un commovente capitoletto di "Pensieri così" (Garzanti). Come lettore mi piace sfogliare le pagine che ci ha lasciato e apprezzare la cura, quasi neo-verista, con cui sceglieva i temi, le parole. Un profondo rispetto per il linguaggio e per la lingua italiana, qualità che emergevano nettamente dalla pagina. Spero che Stile Libero possa un giorno accorpare i volumi di Onofri, come ha fatto Baldini Castoldi Dalai, rendendoli un'opera unica come il suo autore.


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