Walter Benjamin![]() Immagini di cittàNuova edizione
2010
eBook pp. 160 € 6,99 ISBN 9788858402368
Contributi di Peter Szondi
A cura di Enrico Ganni
Prefazione di Claudio Magris
Traduzione di Giorgio Backhaus
Traduzione di Marisa Bertolini Peruzzi
Traduzione di Gianni Carchia
Traduzione di Enrico Ganni
Traduzione di Helmut Riediger
«Le città, colte da Benjamin
in istantanee che fermano l'effimero
nell'eternità dell'immagine, sono
vive; la loro aura è la seduzione del sensibile e del presente.
ma le loro case, le loro strade,
i volti dei loro passanti hanno
delle crepe che annunciano, come le rughe su un viso, lo sgretolarsi della vita e della storia».
dalla prefazione di Claudio Magris
Altre edizioni:
Immagini di città. 2007. LETTURE EINAUDI
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Parigi, Marsiglia, Weimar, Napoli, San Gimignano... E soprattutto Mosca. Negli anni venti Benjamin
scrive per giornali e riviste una serie
di articoli-reportage sulle città dove, per varie
ragioni, gli capita di soggiornare. Nel segno della
lucidità e della precisione, ma anche dell'evocazione e dello smarrimento, lo sguardo di Benjamin riesce
a catturare l'«anima» di ogni luogo.
Libro postumo, assemblato da Peter Szondi
nel 1955, Immagini di città viene qui riproposto
in un'edizione ampliata di tre scritti.
Alla base delle descrizioni delle città straniere di Benjamin non troviamo motivi meno personali di quelli che ispirarono Infanzia berlinese. Ma ciò non significa che egli non abbia saputo vedere quei luoghi nella loro realtà. Ché un paese straniero riesce
a operare la magica trasformazione
del visitatore in fanciullo solo se gli
si mostra così pittoresco e così esotico come una volta era apparsa
al bambino la propria città.
Simile al fanciullo che sta con occhi attoniti nel labirinto inestricabile, Benjamin nei paesi stranieri
si consegna con tutto il suo stupore
e tutta la sua avidità alle impressioni che lo investono. A ciò deve il lettore quelle immagini che non potrebbero essere più ricche, più colorite, più precise. (...) Il linguaggio metaforico aiuta Benjamin - analogamente alla
struttura da lui preferita: l'articolazione
in brevi periodi - a dipingere
le immagini di città come miniature. Nella loro sintesi di lontananza
e vicinanza, nella loro incantata realtà, esse assomigliano a quei globi di vetro in cui la neve cade su un paesaggio, che furono fra gli oggetti preferiti
da Benjamin.
Dalla postfazione di Peter Szondi
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