Copertina

Virginia Woolf


Falce di luna


2002
Supercoralli
pp. XVI - 604
€ 25,00
ISBN 9788806137151

A cura di Nigel Nicolson
A cura di Joanne Trautmann
Postfazione di Nadia Fusini
Traduzione di Silvia Gariglio

Le Lettere di Virginia Woolf sono una lettura che illumina un ambiente culturale tra i piú fervidi del Novecento e ci dà della grande scrittrice un'immagine un po' diversa da quella convenzionale: spiritosa e autoironica, veloce e pungente di scrittura, ma sempre acuta e profonda nelle riflessioni. Con questo quinto volume, riferito al periodo 1932-1935, Einaudi riprende la pubblicazione delle lettere complete della Woolf.

Il libro

Elisabeth Bowen, lei stessa scrittrice, ricordando l'amica Virginia Woolf ne parla come di una creatura «of laughter and movement»; è sempre in movimento, e ride, ride di sé, degli altri, della vita. È ironica e beffarda e sarcastica e spiritosissima; è anche tenera e infantile. Sono questi i timbri che risuonano nelle lettere, quando en déshabillé Virginia si diverte a flirtare con gli amici, a civettare con gli sconosciuti, a giocare con i nipoti come fosse lei una serissima bambina.
Sono questi i tratti del carattere, che si manifestano nella sua scrittura epistolare, e la rendono tanto più preziosa, perché illuminano un'altra faccia della scrittrice che confligge col «santino» della donna sofisticata, superiore, distante e malata. Melanconica. [...]
Per lettera Virginia Woolf è cosí: svelta di lingua, non cerca l'effetto, va al sodo. È creativa, è immaginativa. È premurosa. Riversa sulle amiche, sugli amici, sui nipoti, sulla sorella, una tenerezza inebriante, commovente, un sentimento profondo d'amore che tiene a bada nella comicità fantasiosa di quei diminutivi e nomignoli, per lo più di animale, che si dà, o affibbia a chi entra nel suo dominio affettivo, che è uno zoo. Perché (anche in questo Virginia ci insegna la sua lezione di stile e di vita) è l'animale che si ama in chi amiamo davvero; dell'amato ci attrae la sua infinita vulnerabilità, la sua muta domanda.

Dalla Postfazione di Nadia Fusini

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