Varlam Salamov![]() I racconti di Kolyma
1999
I millenni pp. XLVI - 1314 € 72,30 ISBN 9788806138165
A cura di Irina P. Sirotinskaja
Redazione: Anna Raffetto
Redazione: Patrizia Mascitelli
Traduzione di Sergio Rapetti
Traduzione di Piero Sinatti
Per la prima volta in Occidente la traduzione integrale e definitiva sotto il profilo filologico dei sei cicli di racconti che costituiscono una delle piú tragiche e grandiose epopee della letteratura di questo secolo.
Altre edizioni:
I racconti di Kolyma. 2005. ET Scrittori
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Varlam Salamov, I racconti di Kolyma
La Kolyma è una desolata regione di paludi e di ghiacci all'estremo limite nord-orientale della Siberia. L' estate dura poco
più di un mese; il resto è inverno, caligine grigia, gelo che può scendere anche a sessanta gradi sotto zero. Lì, dalla fine degli anni Venti, alcuni milioni di persone sono state deportate e sfruttate a fini produttivi e di colonizzazione della regione.
Salamov arrivò alla Kolyma nel 1937, dopo essere già stato rinchiuso in un lager degli Urali fra il 1929 e il 1931 a causa della
sua opposizione a Stalin. E alla Kolyma rimase fino al 1953.
«Il lager è una scuola negativa per chiunque, dal primo all'ultimo giorno [...] L'uomo non deve vederlo. Ma se lo vede, deve dire la verità, per quanto terribile sia.
Per parte mia, ho deciso che dedicherò
tutto il resto della mia vita proprio a questa verità», così scriveva Salamov a Solzenicyn nel novembre del 1962. In questa discesa negli abissi della memoria i ricordi si snodano come una partitura
musicale. L'avvio è graduale, i temi si delineano in parallelo per poi intrecciarsi e
sovrapporsi: l'arrivo nei campi, la casistica dei vari tipi di carcerieri, i luoghi e
le condizioni del lavoro forzato, la natura ostile e cosi carica di significati simbolici, i compagni di pena. Inizia da qui, da un incredulo stupore, lo studio scientifico di uno spietato fenomeno antropologico: «con quale facilità l'uomo può dimenticare di essere un uomo» e rinunciare alla sottile pellicola della civiltà, se
posto in condizioni di vita estreme.
Magadan e i suoi dintorni, i fronti di scavo nelle miniere, le postazioni sperdute
nella tajga, l'ospedale, la grande rotabile
percorsa da migliaia di camion, tutto muta a poco a poco di segno: sempre meno
sfondo reale, sempre più duttile materia
per una ricognizione della recente storia
russa e, in parte, europea.
Cronaca, o meglio vivo documento restituito attraverso i processi associativi della memoria; affresco della Russia tra Otto e Novecento; anatomopatologia della
psiche umana; magmatica restituzione, fino al più ripugnante particolare fisico,
della realtà organica. Ma Kolyma è anche
altro. E un'epopea del Grande Nord, una
storia di esplorazioni e sconosciute imprese; è la linfa vitale della natura investita della religiosità panica di un grande
poeta. E il mondo austero e solenne degli orsi, delle anatre, delle donnole, degli
scoiattoli...
Il crescendo musicale ci accompagna, in
un recupero graduale e insistito di dettagli, dalla prima raccolta, I racconti di
Kolyma, fino a Scene di vita criminale; si
placa nel quasi adagio della Resurrezione
del larice, dove per un istante si attenua la
disperazione; precipita nel Guanto, un
adagio che si volge in marcia funebre: tutto evapora, rimane solo ciò che non può
essere cancellato, il male. Ma più forte ancora del male, al di sopra di tutto, sta il
tempo. «L'unica cosa - scrive Salamov - che innalzi la statura delle persone».
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Un libro che come pochi da la possibilità di osservare l'umanità da tutte le angolazioni possibili. Un libro che fa crescere.