Tonino Conte![]() L'amato bene
2002
I coralli pp. 133 € 12,50 ISBN 9788806161163 Genova, giugno 1960. Partono da qui Tonino Conte e Carmelo Bene. Primo obiettivo trovare dei soldi, secondo obiettivo trovare dei soldi, delle donne e del whisky, per provare a inventarsi un teatro diverso. |
«Lo giuro: a vent'anni, Carmelo recitava come oggi. Non ho mai sentito nessuno leggere Joyce cosí.
Accoccolato come il pastore errante dell'Asia sulla tettoia del night, con la piccola, inutile luna elettrica tra le mani, me ne sto ad ascoltare quella voce magica in quell'assurda notte».
Sta tutta in quest'immagine, la malia di questo libro. Prendi due ragazzi di belle speranze, portali in un night della riviera adriatica nell'estate del 1960, sulla pedana delle spogliarelliste: l'ultima cosa che ti aspetteresti, è una pubblica lettura dell'Ulisse di Joyce. Non importa se il pubblico li inseguirà con le forchette in mano, quello che conta è il loro piccolo incantesimo.
Sono goffi e lunatici e testoni, il regista in erba e il futuro grande attore: e se questa è la storia di un incontro, forse è la storia di un incontro mancato. Su e giú per l'Italia degli anni Sessanta, tra tumulti politici e procaci parrucchiere, baristi mecenati e teatri tragicamente vuoti.
Si legge ridendo, questo impudente, sarcastico romanzo di formazione: e ad ogni pagina sorprende la felicità del raccontare, la freschezza di un narratore che sa dare il giusto peso al lato buffo della vita.
«A scuola sono sempre stato un asino. L'unica cosa che ho imparato presto e bene è leggere: i pochi momenti felici delle elementari me li godevo proprio all'inizio dell'anno scolastico, quando la
mamma comprava l'antologia.
I miei primi libri: Pinocchio e l'Odissea della Scala d'oro. Non posso dimenticare Senza famiglia, avuto in regalo nel corso di una scarlattina che mi ha costretto a letto per un mese. Prima degli innumerevoli Salgari e Verne, ho letto l'unico libro (anzi librone) che
ha sempre abitato a casa mia: Anna Karenina, con le foto del film interpretato dalla Garbo. Un libro prestato da qualche amica a mia madre, e mai restituito.
Tutti questi volumi erano illustrati. Forse me ne sono ricordato quando ho cominciato a fare il regista, mestiere che consiste nel tradurre parole in immagini, invece che sulla pagina, nello spazio a tre dimensioni del palcoscenico.
Dopo le elementari mi hanno spedito in una terrificante scuola di
avviamento professionale che si trovava a Sampierdarena, lontano da casa. Comportandomi come un personaggio del libro Cuore, risparmiavo sul mangiare per comprare libri usati da un vecchio rintanato in un bugigattolo, sotto gli archi della ferrovia.
Nel '49, la rivoluzione (altro che '68!) In quell'anno infatti sono usciti i primi volumetti della Bur a 50 lire al pezzo. Semplici e funzionali come un cucchiaio o una sedia. Li potevo comprare con la
tranquillità con cui compravo un panino dal fornaio. Ormai non avevo piú bisogno di andare nell'antro del vecchietto, o di rubare dalla bancarella di vico Falamonica.
Ma sono solo i primi due libri, Pinocchio e l'Odissea, che mi hanno fatto entrare in mondi che ancora oggi continuo ad abitare. Chiudo con un grazie ad Angelo Rizzoli, il martinitt, un proletario, come il vecchio Arnoldo Mondadori: due operai nell'officina delle lettere.
È il caso di aggiungere che nel libro che ho scritto ci sono sia Ulisse che Pinocchio?»
Tonino Conte
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