Tahar Ben Jelloun![]() Mia madre, la mia bambina
2006
Supercoralli pp. 184 € 16,50 ISBN 9788806179755
Traduzione di Margherita Botto
La storia commovente della malattia di Lalla Fatma, madre di Tahar, colpita dall'Alzheimer:
il ritratto di una donna dalla forte personalità
che si dissolve sotto gli occhi del figlio.
Altre edizioni:
Mia madre, la mia bambina. 2007. Super ET
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«Ho dato da mangiare a mia madre. Mia madre,
la mia bambina. Una cucchiaiata di latte e formaggio. Una bambina che mangia, a occhi chiusi,
e la mia mano trema per l'emozione».
La mano è quella di Tahar, il figlio, che ha studiato ed è emigrato a Lafrancia, dov'è diventato uno scrittore di successo. La bambina è Lalla Fatma, anziana e reclusa nella sua casa di Tangeri, attanagliata da un morbo che le porta via il presente, tradita dal Tempo che forse non passa, ma la scavalca, «l'aggira come se non contasse più per nessuno».
Lalla Fatma non esce mai dalla sua casa di Tangeri, la lascerà solo per andare nella tomba, come dice lei. Ma dal suo letto rivisita gli anni della giovinezza a Fès, rivive i suoi tre matrimoni, riceve al capezzale il padre morto di Tahar; fa morire e resuscita i propri figli. «Non ti vedo dal giorno del tuo funerale, mi sei mancato».
Nella sua testa si mescola tutto. A nulla servono le medicine, amiche ingannevoli che scombussolano ciò che non curano; né le premure delle due domestiche, che la sua mente trasforma in potenziali nemiche, pronte ad approfittare della situazione. Dio ha voluto così, e non si può che rimettersi a lui.
Così Tahar assiste impotente a questa bufera di allucinazioni e ricordi, al tentativo straziante e continuo di cercare un ordine che ormai sfugge, di rivendicare una lucidità perduta, di salvaguardare la dignità. E in silenzio raccoglie le reminiscenze stralunate della madre e le ricompone in un racconto pacato, che contrappunta i deliri materni ed è forse un modo per dire un'ultima volta il proprio amore di figlio.
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