Copertina

Susan Sontag


Il kit della morte


1973
Supercoralli
pp. 304
€ 10,33
ISBN 9788806363352

Traduzione di Bruno Fonzi

«Senza essere veramente vivo, Diddy aveva una vita. Non è esattamente la stessa cosa. Vi sono persone che fanno tutt'uno con la propria vita. Altre, comeDiddy, che la abitano semplicemente. Come inquilini insicuri, che non sanno mai esattamente fin dove si estende il loro appartamento o quando scadrà il contratto. Come cartografi inesperti che fanno e rifanno carte sbagliate di un continente esotico».

Il libro

Dalton Harron, detto Diddy, trentatreenne, divorziato, lavora in una industria di strumenti scientifici. È uno di quegli uomini che senza essere veramente vivi, abitano, come inquilini insicuri, la vita. Al rientro da una riunione d'affari il suo treno ha un arresto nel pieno di un tunnel. Diddy vuole capire cosa sta succedendo: litiga con un operaio delle ferrovie e lo colpisce con un arnese di ferro. L'uomo è morto? È quanto Diddy crede. Rientrato nello scompartimento si confida con la sua vicina, una ragazza cieca. Ester, la ragazza, lo tranquillizza: egli non ha mai lasciato il proprio posto di viaggio.
Ester si reca nella stessa città di Diddy per farsi operare e tentare di riacquistare la vista. D'un tratto Diddy ed Ester comprendono d'aver bisogno l'uno dell'altro. Decidono di vivere assieme, Diddy si dimette per dedicarsi interamente ad Ester.
L'operazione fallisce, la donna resterà cieca. Ciò non sconcerta Diddy. Egli è cieco davanti a se stesso, ed è giusto che abbia cercato di unirsi ad una cieca. Così si trasforma in osservatore della propria esistenza: e messa una grossa parte e occupata dal ricordo del delitto, vero o supposto. Ha davvero ucciso l'operaio delle ferrovie? Diddy legge i giornali, fa visita alla vedova di un ferroviere morto in un incidente: ma purtroppo non approda a nessuna certezza. Ormai non ha altra via di salvezza che isolarsi dal mondo. Si chiude nell'appartamento con Ester, non vuole piu uscirne. A poco a poco le forze lo abbandonano: si accanisce nella sessualità per non essere assalito dalla morte. Alla fine, come in un sogno, si rivede nel tunnel e al di là lo attende una visione rivelatrice.
Con questo inquietante romanzo (il suo secondo, dopo Il benefattore, tradotto in Italia nel 1965) Susan Sontag si conferma narratrice di genuino talento. Il lettore vi ritroverà quella originale «cifra» fatta di invenzione e critica di costume, di estro e coscienza morale, che già contrassegna i saggi sul cinema, sul romanzo, sul teatro contemporaneo, o i reportages dalla Svezia e dal Vietnam che la Sontag ha pubblicato in questi anni.

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