Sergio Luzzatto![]() La crisi dell'antifascismo
2004
Vele pp. 108 € 7,00 ISBN 9788806170493 Fascismo e antifascismo si allontanano nel tempo. Le nuove generazioni sono sempre meno coinvolte da quello scontro di valori. Ma il futuro nasce dalla storia e non dalla cancellazione del passato. Un paese maturo può, forse deve, fare i conti con una memoria divisa. |
L'antifascismo sembra corrispondere a un orizzonte di valori che appartiene ormai al passato. Anche perché il Ventennio è finito da sessant'anni: chi può ancora vantare (o rimpiangere) di avere visto coi propri occhi Mussolini al balcone, un brigatista di Salò, o una staffetta partigiana? I protagonisti della lotta fascista e di quella resistenziale stanno scomparendo.
È come se fascismo e antifascismo non dovessero piú riguardare le nuove generazioni. Come se (cosí si affannano oggi a ripetere molti opinion-makers) l'antifascismo non fosse piú che un abito vecchio, fuori moda, da riporre in soffitta per sempre. E dopo la svolta del 1989, la fine del comunismo ha contribuito ad accelerarne l'usura.
Ma davvero l'antifascismo è inutile? Non serve forse, ancora, per garantire alla democrazia italiana una fedeltà profonda alle idee della Resistenza e una indiscussa adesione ai valori della Repubblica?
Secondo Sergio Luzzatto, la cosiddetta crisi delle ideologie non deve significare la rinuncia a distinguere precisamente fatti e misfatti, usi e abusi dell'antifascismo e del comunismo. È responsabilità delle nuove generazioni non permettere che la storia del Novecento anneghi nel mare dell'indistinzione.
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