Sebastiano Vassalli![]() Un infinito numeroVirgilio e Mecenate nel paese dei Rasna
1999
Supercoralli pp. 257 € 15,49 ISBN 9788806147457 Mecenate, Virgilio e il suo segretario Timodemo, in viaggio nelle terre degli antichi etruschi, scopriranno le vere origini di Roma e altre strabilianti cose: per esempio, che cos'è il tempo e perché scrivere significa morire.
Altre edizioni:
Un infinito numero. 2005. ET Scrittori
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Timodemo, ex schiavo di origine greca, racconta di quando accompagnò il suo padrone e Mecenate in terra etrusca per scoprire le origini di Roma, che Virgilio, per volere di Augusto, avrebbe dovuto immortalare in un grande poema. Giunti nella città sacra di Sacni, i due cives romani e il liberto riescono a essere ammessi nei sotterranei del tempio di Mantus. Attraverso un
rito esoterico, in una sola notte rivivono circa mille anni di storia: lo sbarco nel Lazio degli scampati da Troia, gli eccidi, gli stupri e i tradimenti del sanguinario Enea e dei suoi uomini, la
mescolanza etnica che diede vita alla civiltà etrusca, la nascita delle dodici città confederate e della tredicesima, Roma, mai riconosciuta dalle altre in quanto fondata da ladri, banditi e da
tutti i peggiori scarti sociali. Le voci degli uomini del passato, famosi o anonimi, si accavallano in un flusso vorticoso, si presentano e si perdono. Le violenze disumane che raccontano, eseguite o subite da una generazione, vengono dimenticate da quelle successive. Le strategie politiche, gli odi personali, le perplessità morali dei singoli, come centrifugati dal tempo, entrano a far parte di un corpo unico; di un organismo vivente piú forte delle ferite che possono colpire singole cellule.
Il mondo etrusco è ormai alla fine, spodestato dalle armi e dalla cultura della nuova potenza romana, ma le civiltà, come gli uomini, si accavallano le une alle altre morendo ogni volta
senza morire mai.
Tornati a Roma, Mecenate, Virgilio e Timodemo, si disperderanno. Il primo andrà incontro al declino politico e verrà dimenticato da tutti. Il secondo scriverà l'Eneide ribaltando in senso
edificante e moralistico tutte le storie che aveva rivissuto, ma poi, forse memore della tradizione etrusca di non lasciare tracce letterarie, di non costringere le storie (e la vita) in una forma,
cercherà di distruggere la sua opera prima di morire. Timodemo, infine, riuscirà a ripetere in senso inverso il viaggio nel tempo, e arriverà alle soglie del Duemila con il suo carico di saggezza
e di verità.
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