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Sandro Gerbi


Raffaele Mattioli e il filosofo domato


2002
Gli struzzi
pp. XI - 233
€ 17,00
ISBN 9788806159382

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Introduzione. I. Il domatore. II. Il filosofo domato. III. La «fronda». IV. L'«ebreo non ebreo» e l'«ebreo onorario». V. «Non perire in Perú». VI. Fra Croce e Togliatti. VII. In banca. VIII. Il vecchio marinaio.
Appendici. In viaggio tra Panama e Lima (novembre 1938). «Siamo banchieri, non profeti». Ricordo di Raffaele Mattioli. Una sedia vuota a Milano.
Nota sulle fonti. Bibliografia essenziale. Indice dei nomi.



Lo straordinario rapporto d'amicizia e collaborazione, fra l'americanista Antonello Gerbi, capo dell'Ufficio Studi della Banca Commerciale a Milano, e Raffaele Mattioli, il «banchiere-letterato», la cui figura eterodossa spicca nel panorama economico e culturale del Novecento.

Il libro

«Ho assunto un filosofo domato!»: è con queste parole che nei primi anni Trenta ha inizio uno straordinario rapporto d'amicizia e collaborazione, quello fra l'americanista Antonello Gerbi, capo dell'Ufficio Studi della Banca Commerciale a Milano, e Raffaele Mattioli, il «banchiere-letterato», la cui figura eterodossa spicca nel panorama economico e culturale del Novecento. Utilizzando soprattutto gli inediti e ricchi carteggi familiari, Sandro Gerbi, figlio di Antonello, racconta la storia di questo quarantennale sodalizio attraverso la formula della biografia parallela - con molti «attori» importanti, quali Toeplitz, Luigi Einaudi, Croce, Malagodi, Solmi, La Malfa, Bacchelli, Togliatti - al cui centro però rimangono sempre i due protagonisti: la loro «fronda» durante il fascismo; il salvataggio di Gerbi in Perú al tempo delle leggi razziali; la missione economica di Mattioli in Usa; il ritorno di Gerbi in patria e la rinnovata collaborazione, sia in banca sia con la casa editrice Ricciardi; l'estromissione di Mattioli da parte della Dc di Andreotti e Colombo nel '72.
Un libro intenso e appassionato che attraverso un ritmo narrativo accattivante non solo riesce a entrare nelle pieghe nascoste di una profonda amicizia, ma anche a rivelare l'impegno etico-civile di due uomini «pubblici», entrambi rappresentanti di una classe dirigente pressoché estinta.

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