Il libro
«Né esistenzialismo né barocco moderno. La lezione di Beckett è una lezione di misura,
di esattezza e di coraggio. È per questo motivo che occorre partire dalla bellezza della sua prosa».
Alain badiou
Beckett pubblicò
Nohow On nel 1989, poco prima di morire, riunendo la cosiddetta «seconda trilogia», e cioè
Company;
Ill Seen Ill Said;
Worstward Ho:
tre prose brevi dell'ultimo decennio che andavano a formare una sorta di testamento ideale.
Voci nel buio di incerta provenienza stanano l'immagine di un vecchio, rievocano la sua infanzia, parlano della fine ma anche della continuità che ogni fine comporta. Un libro che tocca i nodi estremi dello scrivere, del leggere, del vivere.
«Vecchio arranchi su una stretta strada di campagna. Sei uscito al sorgere del giorno e adesso è sera. I passi nel silenzio unico suono. Unici suoni in verità perché di volta in volta variano. Ognuno lo ascolti e mentalmente lo aggiungi alla somma crescente di tutti i precedenti. Ti fermi a capo chino sul ciglio del fossato e li converti in metri. Sulla base al momento di un metro ogni due passi. Tanti fin dall'alba da aggiungere a quelli del giorno prima. Dell'anno prima. Degli anni prima. Giorni così diversi dall'oggi e così tanto affini. L'enorme totale in miglia. In leghe. Quante volte di già il giro del mondo? Incollata alle calcagna immobile a sua volta durante questi calcoli l'ombra
di tuo padre. Nei suoi vecchi stracci da vagabondo. Avanti infine fianco a fianco daccapo da zero».
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