Copertina

Samir Kassir


Beirut

Storia di una città


2009
Saggi
pp. L - 698
€ 35,00
ISBN 9788806184148

Traduzione di Mario Marchetti

Da sempre Beirut, tra i bagliori di una città aperta - al tempo stesso orientale e occidentalizzata, cristiana e musulmana - e gli incubi di un luogo esposto di continuo alla guerra, con i suoi abitanti di svariata provenienza, i suoi scrittori e artisti, i suoi contrasti ed eccessi, continua ad alimentare l'immaginario piú variegato. Restituendo alla città i mille volti della sua storia, Samir Kassir ci racconta le grandi contraddizioni della prima metropoli del mondo arabo.

Il libro

«Sui mappamondi, Beirut ha dapprima fatto la sua ricomparsa grazie alla proiezione verso Oriente dell'economia-mondo del Mediterraneo, attraverso l'asse coloniale - veicolo dello scambio ineguale - che legherà il suo porto a Damasco. L'asse perdurerà, non senza problemi, sotto il Mandato francese, nonostante l'invenzione di frontiere che tagliavano il Bilâd al-Shâm e nonostante la concorrenza franco-britannica. Ci vorranno poi le disgrazie degli uni - Haifa, i palestinesi e la borghesia siriana - e il bisogno degli altri, gli stati del petrolio, per fare di Beirut la metropoli cosmopolita degli arabi e la Svizzera del Vicino Oriente.
Dopo l'11 settembre, la repubblica mercantile ha indubbiamente di nuovo sorriso di fronte all'inedita disgrazia che ha colpito qualcuno e sorride indubbiamente di nuovo nel vedere ancora i turisti del Golfo percorrere avanti e indietro il centro di Beirut e le località di villeggiatura. Per averne già fatto esperienza, e molto crudelmente, sa ormai di non essere, neppure lei, al riparo della disgrazia. Sarebbe forse tempo che Beirut facesse assegnamento, per la sua prosperità, su una ritrovata felicità degli uni e degli altri. In sostanza: un po' di democrazia per tutti, e non soltanto in qualche suo quartiere, e pace per i palestinesi. Sono le due condizioni di un grande mercato regionale che, soltanto, potrà darle nuova vita. E permetterle infine di essere, dopo essere stata cosí dolcemente».

Da sempre Beirut, tra i bagliori di una città aperta - al tempo stesso orientale e occidentalizzata, cristiana e musulmana, moderna ma profondamente radicata in una storia che ha visto passare Pompeo, Saladino, i Pascià Jazzar e Ibrahim - e gli incubi di un luogo esposto di continuo alla guerra, con i suoi abitanti di svariata provenienza, i suoi scrittori e artisti, i suoi contrasti ed eccessi, continua ad alimentare l'immaginario piú variegato.
Restituendo alla città i mille volti della sua storia, Samir Kassir ci racconta le grandi contraddizioni della prima metropoli del mondo arabo. Spesso idealizzata in passato per lo scenario felice e la natura lussureggiante, nella seconda metà del Novecento Beirut vive la sua età dell'oro, ponendosi al centro di interessi economici che superano i confini della piccola Repubblica Libanese. Al proprio potere di attrazione la città sottomette anzitutto i vicini arabi, che vi affluiscono in massa: Beirut con la sua dolce vita rappresenta l'Occidente piú vicino, Svizzera d'Oriente e Piccola Parigi. Ed è allo stesso tempo luogo di ritrovo di esuli e intellettuali, fucina di idee e crogiolo di lingue e di culture.
Tutto questo subirà una prima battuta d'arresto nel 1967 con la guerra dei sei giorni, per spegnersi del tutto nel 1975, quando il nome Beirut diventa sinonimo di guerra civile. Quindici anni di bombe e sangue che squarciano i muri e gli animi e riempiono i giornali, orfani della guerra del Vietnam. Estroversa e cosmopolita nella prosperità, la città lo sarà anche nella rovina, diventando il teatro della prima guerra evento televisivo.
Dalle ceneri del tragico conflitto Beirut tenterà di rinascere e affronterà con coraggio la ricostruzione, senza tuttavia risolvere definitivamente le sue lacerazioni.

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