Copertina

Raffaello Baldini


Intercity


2003
Collezione di poesia
pp. 152
€ 13,50
ISBN 9788806166359

Aquè u n s sint gnént, s'a n stasì zétt, sté zétt! sè, t'é vòia, sté zétt, zò, par piesàir, zéinch minéut, se no u n s sint un azidént, ècco, andémm un pó mèi, però alazò, a déggh sa vuìlt, cs'èll ch'u v gòsta stè zétt? porca putèna, a v li gì dòp al robi, adès sté zétt, acsè, zétt ènca mè,

gnént, mo va là, u n s sint gnént l'istèss, però che roba, sint che roba, a stè zétt tott.

Il libro

Intercity è il nome di un treno e la storia di un viaggio. Una di tante nuove storie raccontate da tanti nuovi personaggi. Personaggi reali, come sempre in Baldini, che si avvitano talvolta in argomentate ossessioni, fino a cacciarsi in situazioni surreali. Di una surrealtà però sempre, paradossalmente, con i piedi per terra. Anche perché con i piedi per terra è la lingua che questi personaggi parlano: il dialetto di un paese romagnolo. Naturalmente sotto il dialetto c'è una fedelissima traduzione italiana. Ma non è solo per la traduzione che il lettore si sentirà un po' "compaesano" di questi personaggi. I quali parlano di sé, certo, ma è come se parlassero un po', magari non richiesti, anche a nome nostro. Come se, anche a nome nostro, s'interrogassero sul mistero del tempo, sull'incancellabilità degli errori umani, sulla forza indomabile degli imbecilli, sui desideri che popolano la vecchiaia, sulla malinconia della solitudine e sul bisogno qualche volta di star soli. In questa nuova raccolta di Baldini, poi, alcuni, anzi parecchi personaggi raccontano storie d'amore: storie appena cominciate o appena finite, storie vissute oggi, storie vive anche se di ieri. E forse anche qui il dialetto ha aiutato. Forse in dialetto si possono ancora raccontare certe cose.

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