Philip TobiasIl bipede barcollanteCorpo, cervello, evoluzione umana |
Vi sono due anime nei paleoantropologi: una, più quieta e metodica, tesa allo studio descrittivo dei fossili umani e alla comprensione dei cambiamenti morfo-funzionali che hanno accompagnato - o determinato - la nostra evoluzione; l'altra, più inquieta e vivace, che vuole stabilire parentele e disporre le diverse forme ominidi in alberi evolutivi coerenti con la documentazione paleontologica. Queste due tendenze sono destinate a convivere: il semplice studio morfologico dei reperti fossili apparirebbe infatti sterile se avulso da preoccupazioni filogenetiche, e, d'altra parte, la ricostruzione di parentele non potrebbe avvenire in assenza di una precisa conoscenza dei fossili. Alla fine degli anni Settanta, le grandi scoperte effettuate in Africa Orientale hanno reso disponibili numerosi e importanti fossili ominidi su cui sono state basate nuove ipotesi filogenetiche. Da queste ipotesi, spesso decisamente contrastanti, sono nate polemiche che hanno avuto grande risonanza. In questi ultimi anni, un'attenta analisi morfologica dei reperti, rinnovata dall'indagine cladistica, ha ridotto la scelta a poche ipotesi meno fortemente contrapposte. Phillip V. Tobias si è tenuto lontano da queste discussioni. Il suo nome è entrato nella storia della paleoantropologia per la descrizione di Australopithecus (Zinjanthropus) boisei e di Homo habilis, ma la sua posizione nei confronti di ricostruzioni filogenetiche è sempre stata prudente. La sua attenzione, attraverso lo studio di forme fossili diverse, si è rivolta soprattutto ai grandi mutamenti morfologici e funzionali occorsi durante l'evoluzione degli ominidi. Questo volume parla di evoluzione del sistema locomotore e del sistema nervoso, ma anche dell'evoluzione di funzioni e di comportamenti che sono a un tempo risultato e causa, per un intricato gioco di pressioni selettive, dello sviluppo di un cervello grande e complesso. (Giacomo Giacobini)
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