Copertina

Peter Szondi


Poetica e filosofia della storia


2001
Biblioteca Einaudi
pp. XIV - 390
€ 23,24
ISBN 9788806157937

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Nota editoriale. - Profilo biobibliografico. - Opere. - Dalla poetica dei generi normativa a quella speculativa: Per una critica della ragione letteraria, di R. Gilodi; Lezioni I-X. - Antico e moderno nell'estetica dell'età di Goethe: La classicità romantica di Peter Szondi, di F. Vercellone; Lezioni I-XV. - Indice dei nomi.



A cura di Roberto Gilodi
Traduzione di Roberto Gilodi
Traduzione di Gianluca Garelli

La transizione moderna dalla poetica dei generi letterari di stampo classicistico a quella speculativa di matrice idealistica e la concezione che dell'antico e del moderno aveva l'"età di Goethe": sono i temi di questi corsi di Peter Szondi raccolti per la prima volta in volume.

Il libro

Poetica e filosofia della storia raccoglie i testi di due corsi di Peter Szondi, dedicati rispettivamente alla filosofia dei generi letterari e al nodo concettuale costituito dall'autocomprensione del moderno nel suo rapporto con l' antico a cavallo fra XVI e XVIII secolo. In Dalla poetica dei generi normativa a quella speculativa Szondi affronta, in prospettiva storica e sistematica, e a partire da Platone, la questione dell'inizio delle forme poetiche, le riflessioni che hanno accompagnato la ripartizione della poesia in generi letterari e i criteri su cui si è fondato il passaggio dalle poetiche di ispirazione classicistica alla poetica romantica. Di questa transizione, da cui è nata la prima compiuta legittimazione teorica della letteratura moderna, Szondi illumina le posizioni contrapposte di Goethe e Schiller da un lato e Friedrich Schlegel e Holderlin dall'altro.
Antico e moderno nell'estetica dell'età di Goethe indaga invece un nucleo problematico centrale per chi voglia intendere gli sviluppi dell'estetica contemporanea in rapporto alla questione della nascita di una filosofia dell'arte. Attraverso un'analisi delle principali figure della Klassik e del primo Romanticismo tedesco, Szondi mostra come la rivendicazione di autonomia da parte del moderno, sul terreno dell'estetica, sia indissolubilmente legata al suo costante confronto con l'antico e come ciò culmini con la nascita di un'estetica e di una poetica capaci di rivendicare l'autocomprensione storica del fare artistico.

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