Peter Levi![]() Il giardino luminoso del re angeloUn viaggio in Afghanistan con Bruce Chatwin
2003
ET Scrittori pp. IX - 301 € 9,50 ISBN 9788806166038
Contributi di Maurizio Tosi
Fotografie di Bruce Chatwin
Prefazione di Tiziano Terzani
Traduzione di Marco Bosonetto
«Questo libro è una trouvaille. Lo è stato per me... e lo sarà
per chiunque voglia intraprendere un viaggio - fisico o meno -
in questo straordinario, ricchissimo, stupefacente paese» Tiziano Terzani
Altre edizioni:
Il giardino luminoso del re angelo. 2002. Supercoralli Stranieri
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Nel giugno 1969 Peter Levi, padre gesuita e professore di lettere classiche a
Oxford, parte per l'Afghanistan con un compagno d'eccezione: Bruce Chatwin.
Chatwin non ha ancora scritto nessuno dei libri che lo renderanno famoso, ma si è
già conquistato i gradi di grande viaggiatore (quello con Levi è il suo terzo viaggio in
Afghanistan). «In molti sensi, - dice Levi, - Bruce Chatwin rappresentava il
compagno ideale: era una persona divertentissima e come bugiardo stracciava
persino Ulisse, ma nel contempo era estremamente serio». Levi e Chatwin sembrano
incarnare i due volti dell'irrequietezza nomade: lo studioso curioso ed erudito e il
narratore appassionato ed estroverso, entrambi sulle tracce di un'idea, entrambi
insofferenti della quotidianità occidentale.
Ma Il giardino luminoso del re angelo non è solo la storia di un'amicizia, che peraltro
va letta tra le righe, decifrando l'understatement di Levi. Come scrive Tiziano Terzani
nella sua prefazione, questa è una vera «montagna d'oro» per chi voglia saperne di
piú su quello che un tempo era l'Afghanistan. «Avevo trovato la guida ideale, il
compagno perfetto, l'amico affine: Peter Levi, un gesuita con la passione
dell'archeologia». Elegante, ricco e ironico, il libro assume oggi, di fronte alla
distruzione dei monumenti e alla guerra che continua a sconvolgere il paese, un
tragico e insostituibile valore di documento e testimonianza.
«Conservo un ricordo vivido di quel momento - il freddo, la strada vuota - forse perché non mi ero dato la pena di dormire. Bruce gracidava e scherzava. Avevamo appena finito di mettere in fila i bagagli per vedere se c'erano tutti quando apparve uno di quegli inconfondibili aggeggi che lavano le strade e innaffiò per bene noi e i bagagli, valigia per valigia».
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