Paul Berman![]() Terrore e liberalismoPerché la guerra al fondamentalismo è una guerra antifascista
2004
Stile libero Big pp. 256 € 13,50 ISBN 9788806168131
Traduzione di Lorenzo Lilli
Contro i luoghi comuni del pensiero e la Storia ridotta a slogan, uno studioso americano di sinistra spiega un apparente paradosso: perché la «war on terror», nonostante Bush e Rumsfeld, è il proseguimento in altre forme della Seconda guerra mondiale, combattuta per sconfiggere il nazifascismo. |
Il terrorismo islamico è figlio dei peggiori vizi dell'Occidente, sostiene Berman in questo libro scomodo, che prima di esser tradotto ha già provocato discussioni sulla stampa italiana.
Al terrorismo Berman, che pur criticando Bush ha appoggiato
la guerra in Iraq, oppone il «liberalismo»: e precisa che con tale termine non intende «la filosofia del capitalismo sregolato» ma «la filosofia della libertà, e la pratica della libertà».
In questo senso il suo Terrore e liberalismo è il manifesto
di una decisa risposta «liberale» al terrorismo. La guerra al terrore secondo Berman non è uno scontro tra civiltà, tra Occidente e islam. L'islam non è la causa del terrorismo, ma l'arena dove continua oggi, in una nuova versione, la guerra che per tutto
il secolo scorso ha infiammato l'Europa, provocando milioni
di morti: la guerra tra totalitarismo e libertà.
Sconfitto in Occidente con la Seconda guerra mondiale,
il totalitarismo rimane figlio dell'Occidente e della sua cultura romantica e nichilista, che non disprezza certo il culto del suicidio e di ciò che è «sinistro» - come Berman implacabilmente dimostra, in una serrata, affascinante analisi che arruola Dostoevskij
e Baudelaire, Conrad e Camus. E se riemerge oggi a sorpresa sotto la bandiera fondamentalista di Bin Laden, è lo stesso
di prima, e merita uguale sconfitta.
«Siamo in una situazione assurda, in uno
di quei tipi di confusione oscura che in passato hanno permesso a regimi e movimenti totalitari di svilupparsi. L'èra totalitaria è stata anche l'èra della cecità liberale. Era il passato in cui stiamo vivendo ancora oggi, e non solo quando i disastri ci capitano davanti agli occhi».
Paul Berman
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