Copertina

Osvaldo Soriano


Artisti, pazzi e criminali


1996
ET Scrittori
pp. 153
€ 7,20
ISBN 9788806140588

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Prologo. Laurel e Hardy. L'errore di far ridere. Obdulio Varela. Il riposo del re del centrocampo. Roberto Mariani. Sotto la croce di ogni giorno. Mario Soffici. Vita d'artista. Tribolazioni di un argentino a Los Angeles. Lucio Demare. Il tango, dal Abasto a Parigi. Il detective Giorgio Bufalini e la morte di Venezia. Sonny Liston. L'ultimo sospiro.



Traduzione di Angelo Morino

"Per ricostruire la storia di Laurel e Hardy bisogna raccontare un tempo di miseria, di ansia, di fulgore, di decadenca e di oblio. Occorre provar vergogna e rancore, sottrarsi alla tentazione della pena - quel sentimento infame -, per ricordare le frustrazioni di due uomini rozzi ma stupendi".

"Veda un po' lei come sono andate le cose. Noi avevamo pareggiato con la Spagna due a due con un gol che avevo fatto io all'ultimo minuto, uno di quei gol che ti vengono di fortuna; la seconda partita l'avevamo vinta contro la Svezia tre a due, ci era ancora andata bene. Ma i brasiliani erano una vera forza. Avevano segnato sei gol agli svedesi e un'altra mezza dozzina agli spagnoli".

Il libro

Il mito di Buenos Aires: non solo le figure e le storie che la metropoli australe produce e anima - come quelle del tango, del calcio, della dittatura, incarnata quest'ultima dal dittatore dei dittatori, Peron -, ma anche quelle che importa e deforma, come Stanlio e Ollio, John Wayne, una Los Angeles vista con gli occhi di un uomo del sud. Le vite che vi si raccontano e che compongono questo "mosaico sorianesco" appartengono a una miriade di generi di scrittura, dalla testimonianza alla cronaca politica, dal ritratto biografico al racconto di viaggio, ma sono appunto frammenti di un insieme che emerge da queste pagine con sostanza e calore. È il tono del cantore che fa qui il libro: un Osvaldo Soriano che come sempre guarda gli uomini e le cose con partecipazione, rabbia, malinconia. E che propone al lettore quell'universo dell'immaginario da cui è ancora possibile guardare e amare il nostro mondo.

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