Orhan Pamuk![]() Il signor Cevdet e i suoi figli
2011
Supercoralli pp. 650 € 24,00 ISBN 9788806203368
Traduzione di Barbara La Rosa Salim
Cevdet è un bottegaio di Istanbul in un'epoca
in cui essere musulmano e commerciante è considerato
disonorevole. Ma a Cevdet non importa essere trattato
con sufficienza e malcelato disprezzo da tutti:
è un lavoratore instancabile e gli affari vanno a gonfie
vele, tanto che decide di comprare una villa
per la famiglia nel quartiere di Nisantasi.
È l'inizio di una saga familiare che abbraccia
quasi un secolo di storia e tre generazioni. |
«Chi può resistere al fascino o dubitare
dell'importanza dei libri di Orhan Pamuk?»
London Review of Books
Nel discorso tenuto nel 2006 davanti
all'Accademia svedese in occasione del
Nobel per la Letteratura, Orhan Pamuk
ricorda un episodio avvenuto molti anni
prima: «Pieno di trepidazione avevo consegnato
a mio padre il dattiloscritto del
mio primo romanzo perché lo leggesse e
mi desse un parere». Era il 1974 e Pamuk
aveva solo ventidue anni quando decise
che sarebbe diventato uno scrittore (abbandonando
gli studi di architettura e le
ambizioni da pittore) e, come lui stesso
dice, si chiuse in una stanza per portare a
termine il suo primo romanzo: Il signor
Cevdet e i suoi figli, un'ambiziosa saga che
attraverso la storia intima di una famiglia
di Istanbul ripercorre un secolo di
storia turca, dal disfacimento dell'Impero
ottomano alla rivoluzione kemalista di
Atatürk, dalla nascita della Repubblica
fino ai colpi di stato militari degli anni
Settanta. Tutti i personaggi dei libri di
Pamuk sono alla ricerca disperata di un'identità,
una conquista che coincide con il
libro stesso e che quasi mai si conclude
senza ambiguità: i protagonisti del Signor
Cevdet e i suoi figli non fanno eccezione,
anzi ne sono in un certo senso il modello.
A cominciare ovviamente dal fondatore
della dinastia Cevdet, umile bottegaio della
Istanbul di inizio secolo che, inconsapevole
vettore di modernità, tenta di imporsi
come commerciante musulmano in
una città che limitava il commercio alle
minoranze etniche e religiose; per passare
ai suoi figli e ai loro amici, esempi di
una generazione spaesata, ostinatamente in cerca di uno scopo per vivere in un
paese sospeso tra residui della tradizione
e un'occidentalizzazione allo stesso tempo
agognata e imposta dall'alto; fino ad
Ahmet, l'ultimo nipote, che negli anni
Settanta partecipa, riluttante, ai movimenti
studenteschi. Tra questi personaggi
che lottano per essere fedeli alla
propria vocazione, si potrebbe arruolare
lo stesso giovane autore: eccolo allora
confrontarsi - ma è un confronto pieno
d'amore - con la grande tradizione europea
del romanzo, da Balzac a Zola, da
Dostoevskij a Tolstoj, da Hölderlin a
Thomas Mann, per elaborare (ed è un lavoro
che il lettore del Signor Cevdet ha il
privilegio di veder svolgersi sotto i propri
occhi) una lingua personale.
Quando il padre di un giovane, incerto
e dubbioso Pamuk lesse il manoscritto del
figlio ne fu ammirato: «Pronunciò parole
che mi apparvero esagerate per esprimere
la fiducia che riponeva in me e nel mio
romanzo: mi disse che un giorno avrei
vinto il Nobel».
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