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Milan Rai


Iraq. Dieci ragioni contro la guerra


2003
Gli struzzi
pp. XXXII - 262
€ 14,00
ISBN 9788806165512

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Introduzione di Noam Chomsky. Prefazione. I. Peaceful Tomorrows. II. Il tallone d'Achille. Bush ha bisogno di Blair. III. La distruzione dell'Unscom. IV. L'Unmovic ostacolata. V. L'ispezione è una possibilità. VI. Il controllo del petrolio. VII. Dieci ragioni contro la guerra. VIII. Le sanzioni uccidono. IX. Armi nucleari contro l'Iraq. X. Resistere al controllo del pensiero. XI. Opposizione alla guerra. XII. Piano di guerra all'Iraq. Appendice.



Introduzione di Noam Chomsky
Traduzione di Lorenzo Lilli
Traduzione di Stefano Suigo

«La guerra deve diventare un tabù come l'incesto».

Alex Zanotelli

Il libro

Il mondo si trova a un bivio. L'enorme campagna propagandistica a favore della guerra costruita da Bush e Blair rischia di dividere le popolazioni e di affermare la guerra come unico mezzo per imporre la pace.
Questo libro intende smontare la macchina propagandistica americana e inglese e svela alcune delle verità nascoste da manipolazioni e bugie ufficiali. Non a caso il libro inizia e finisce con i pensieri di alcuni dei parenti piú coraggiosi delle vittime dell'11 settembre che si sono espressi per la giustizia e non per la vendetta. Le loro voci sono rimaste inascoltate.
Lavorando su un'enorme mole di materiale documentario, l'autore illustra almeno dieci ragioni contro la guerra, dimostrando che gli Stati Uniti hanno costantemente ostacolato l'opposizione democratica irachena e gli ispettori Onu: una responsabilità pesante visto che proprio grazie agli ispettori sono state monitorate ed eliminate le armi di Saddam, che la guerra del '91 non era riuscita a distruggere. Ma l'opposizione alla guerra è molto piú ampia di quanto si creda fra gli stessi militari e all'interno della Cia, che non ha confermato i legami di Saddam con al Qaeda e la presenza di armi atomiche in Iraq.
La guerra può provocare un disastro umanitario e potrebbe accelerare una recessione mondiale dalle conseguenze devastanti. I rischi di destabilizzazione dell'intera regione e di forti reazioni dei paesi confinanti sono molti, le speranze di un possibile ravvedimento poche: come evidenzia Noam Chomsky nell'ampia introduzione, la guerra al terrore non può che generare altro terrore.

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