Copertina

Michel Faber


La pioggia deve cadere


2008
Stile libero Big
pp. 274
€ 16,50
ISBN 9788806175559

Traduzione di Adelaide Cioni
Traduzione di Tiziana Lo Porto

«Non è frequente trovare la satira mescolata a uno sguardo cosí umano, o la tragedia trattata con mano cosí leggera».

«The Guardian»

Il libro

Padroneggiando una rara versatilità stilistica, Faber passa con maestria e il tocco leggero del visionario da atmosfere ironiche e surreali, alle situazioni piú morbose e drammatiche.
E i lettori, sedotti da simili suggestioni narrative non possono che abbandonarsi a un universo a tratti un po' straniante ma alla fine tutt'altro che alieno. Un universo dove tutto ciò che è umano, compresa la tenerezza o la tragedia, è colto nell'attimo meraviglioso in cui tutto può ancora accadere.
Quindici gioielli letterari, vincitori di numerosi premi, compongono questa raccolta di racconti di rara intensità narrativa per la quale Michel Faber fu definito dal «Times Literary Supplement» «maestro della short story».

La pioggia deve cadere (Some Rain Must Fall) è il libro d'esordio di Faber, finora non tradotto in italiano. Alcuni dei racconti che compongono il libro avevano già vinto premi prestigiosi (Pesci il Macallan / «Scotland on Sunday» Short Story Competition e La pioggia deve cadere il Saltire Society Scottish First Book of the Year Award). Quando il libro uscí, nel 1998, impose di colpo Faber come un protagonista della nuova scena letteraria.

«Unisce questi racconti una rara, vivida immaginazione e un uso radicale del linguaggio».

«The Times»

«Il tocco leggero dell'autore, il suo senso dell'umorismo e la capacità di stupire riescono a trasportarci oltre le nostre paure».

«The Spectator»

«Un libro traboccante, contundente, scintillante, misterioso, intenso, esplosivo».

«The Scotsman»

«È stupefacente la varietà di temi, caratteri e stili: da una delicata indagine psicologica all'incubo fantascientifico, alla favola grottesca e ironica».

Duncan McLean


«Dio si sedette, la schiena contro la staccionata, ed esaminò il suo tesoro. Era un mondo blu e verde, con piú mare che terra, caldo e aromatico. Avvicinò il naso all'atmosfera e annusò. C'era uno strato inebriante di qualcosa di pungente e gelido, come pino o ozono, e sotto, i profumi frammisti di terra limacciosa, di crosta terrestre cotta, di sedimenti organici equatoriali, di mari salati e brodosi, e di dolci fiumi spumeggianti. Era la cosa piú meravigliosa che Dio avesse mai annusato».

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