Copertina

Massimo Mila


Argomenti strettamente famigliari

Lettere dal carcere 1935-1940


1999
Gli struzzi
pp. LXVI - 795
€ 19,63
ISBN 9788806150624

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Introduzione di Claudio Pavone. Biografia. Nota del curatore. Argomenti strettamenti famigliari 1935-1940. Indice dei nomi.



A cura di Paolo Soddu
Introduzione di Claudio Pavone

Un documento di straordinaria ricchezza umana e culturale, di dignità e sobrietà.

Il libro

La personale esperienza carceraria di Massimo Mila (cinque anni, prima a Torino poi, dopo una condanna a sette anni, a Regina Coeli a Roma) è consegnata a queste lettere alla madre, nel riuscito tentativo di creare un ponte tra il dentro e il fuori: una sorta di zattera su cui si carica tutto il fardello accumulato nelle lunghe ore di inazione. È lí che l'ansia di tener annodati i fili delle conoscenze e degli affetti familiari induce a salutare ogni volta tutti coloro che sono «fuori», a chiedere notizie editoriali, sportive, impressioni di spettacoli teatrali o concerti, e soprattutto a far filtrare il mondo interiore che trova anche in carcere un suo modo di arricchirsi. E poi, sempre, la richiesta alla madre di copiare, sul "solito taccuino", appunti e annotazioni bibliografiche su autori letti e discussi, per non perdere quanto si riesce a conoscere, a studiare, a meditare. "Non farti una tragedia della mia vita qui, -scrive il 4 marzo 1938. -Certo mi mancano tante cose: ma molte di quelle di cui prima si riempiva la mia vita, erano anche superflue, e sono largamente e meglio sostituite dalla possibilità di leggere e di studiare. Le sole mancanze che sento veramente (a parte la noia di non poter scrivere) sono le vostre, le montagne e la musica. Di tutto il resto me n'infischio". Piú di altri compagni di carcere (Foa, Bauer, Rossi, Giua), l'universo che le lettere di Mila dischiudono è privato, personale, poco incline a occuparsi delle cose del mondo: specchio del caratere di un uomo che "è abituato a vivere molto di piú di ciò che ha dentro di sé, che di quanto è al di fuori", e che quindi "non è cosí sensibile ai mutamenti esteriori della vita come lo è chi è abituato a stimare sopra tutto i beni esterni", come dice egli stesso nella prima lettera, un lontano maggio di piú di cinquant'anni fa.

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