Marina Jarre![]() Ritorno in Lettonia
2003
Supercoralli pp. 280 € 17,50 ISBN 9788806164508 Era una bambina di dieci anni quella che nel 1935 fuggiva dalla Lettonia insieme alla madre e alla sorella lasciandosi alle spalle l'infanzia, una famiglia andata in frantumi e un'identità ebraica che ben presto sarebbe diventata fatale. Del padre bellissimo e lontano e della sua fine in un giorno d'autunno del 1941, insieme agli altri ebrei del ghetto di Riga, sarebbero rimaste poche tracce anche nella memoria. Per questo, fare ritorno in Lettonia sessant'anni dopo significa iniziare un viaggio verso tutto ciò che non è stato. |
«Nessuna strada conduce indietro». Potrebbe partire dalle parole di una vecchia
canzone yiddish il resoconto del viaggio che sta dentro questo libro, e a quelle parole
infinitamente ritornare.
Marina Gersoni aveva dieci anni quando fuggì dalla casa paterna di Riga, con la
cartella di scuola e la sorellina per mano. Era il 1935, le bambine scappavano
insieme alla madre per eludere i cavilli di un divorzio troppo conflittuale: avrebbero
attraversato tutta l'Europa, per approdare a Torre Pellice e crescere a casa della
nonna come italiane valdesi. Ma quello che si lasciavano alle spalle non era solo il
padre ebreo «caotico e selvaggio», fascinoso e lontano, non era solo la «magica
Lettonia» e tutto il loro mondo; quello che si lasciavano alle spalle, senza saperlo, era
un destino di morte segnata: gli ebrei di Riga sono stati annientati in due sole giornate,
nel tardo autunno del 1941, e con loro il padre dell'autrice e la sorellina Irene, mai
conosciuta.
Fare ritorno in Lettonia sessant'anni dopo significa dunque per Marina Jarre iniziare
un viaggio verso ciò che non è stato.
Il suo libro racconta di una duplice dimenticanza: quella di una persona che ha
vissuto una vita intera senza mai avere la forza di fare i conti con un ricordo - e con
un rimorso - troppo grandi da sopportare, e quella di una piccola repubblica che
solo nel 1991 ha riconquistato l'indipendenza, per ritrovarsi molto tardi ad affrontare
una parte finora nascosta della propria storia.
Perciò la scrittura ha l'andamento alterno e digressivo della memoria, trascorrendo
con sapienza dai tempi assorti e intensi del ricordo privato alle campate vaste, quasi
leggendarie, della ricostruzione storica. E cercando di conciliare i fili inconciliabili
dell'esistenza - l'identità ebraica e quella valdese, la vita che si è vissuta e la morte
che si è mancata, l'inconsapevolezza e la colpa -, tornando e ritornando a battere
dove la storia fa più male, declinando in tutti i suoi aspetti il tema eterno e
irrimediabile del ritorno, Marina Jarre ha scritto un libro coraggioso e raro sulla
vecchiaia e sulla conoscenza.
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