Copertina

Maria Nowak


Non si presta solo ai ricchi

La rivoluzione del microcredito


2005
Gli struzzi
pp. XVIII - 214
€ 14,50
ISBN 9788806177898

Introduzione di Muhammad Yunus
Traduzione di Mario Marchetti

«Da tempo sostengo che il credito dovrebbe rientrare fra i diritti umani. Si dovrebbero creare istituzioni per garantire il credito a tutti coloro che sono respinti dalle istituzioni finanziarie esistenti».

Muhammad Yunus

Il libro

È urgente democratizzare la finanza: non solo nei paesi in via di sviluppo ma anche in Europa, dove il crescente ricorso al lavoro precario rende l'accesso al credito sempre piú problematico. Tra il liberismo selvaggio e le declinanti politiche di welfare, ispirate a un'anacronistica concezione provvidenziale dello Stato, la microfinanza può, invece, giocare un ruolo importante riconciliando la logica del profitto con quella dell'interesse comune. Il microcredito (che ha sottratto negli ultimi decenni piú di 60 milioni di persone nel mondo dallo stato di povertà) costituisce cosí una valida terza via, permettendo agli esclusi di diventare creatori in proprio di ricchezza. In Africa e in Bangladesh ma anche in Polonia, in Albania e in Francia, dove Maria Nowak, nota anche come la «banchiera dei poveri», ha operato raccontando in questo libro le sue esperienze.

«Quando arrivammo, nel 1992, Tirana era una città morta, i negozi erano chiusi, l'erogazione di acqua ed elettricità era interrotta per la maggior parte del tempo. [...] Le prime misure prese dopo il cambio di regime riguardavano l'agricoltura. Il governo decise di smantellare le cooperative e le fattorie di Stato e di distribuire le terre a tutti coloro che vi lavoravano, senza preoccuparsi dei diritti fondiari anteriori. Si crearono cosí, sulla carta, delle piccole aziende, in media di 1,4 ettari, i cui confini furono immediatamente contestati dai vecchi proprietari. In Albania non si scherza con le regole tradizionali. Una parte dei nuovi proprietari non poteva dunque coltivare le proprie terre. I membri piú influenti delle cooperative si erano appropriati delle attrezzature e delle scorte. Le piccole aziende non disponevano né di materiale agricolo, né di sementi, né di concimi. Le donne, per prime, si sono messe al lavoro con attrezzi di fortuna. Bisognava pur nutrire i bambini. Gli esperti si affaccendavano, correndo con le loro borse di documenti da un ufficio all'altro, per dar vita a un settore finanziario: l'unica banca del paese era, contemporaneamente, centrale, commerciale e fornitrice di liquidità per le cooperative e le fattorie di Stato. [...] Nel quadro del Progetto di lotta contro la povertà finanziato dalla Banca mondiale, del quale ero responsabile, persuasi il governo a tentare la via di "fondi di villaggio" che consentissero di immettere credito nel mondo rurale. Fu un'associazione francese, Frères d'espérance, a rendersi disponibile per finanziare il progetto pilota. I contadini capivano molto meglio dei funzionari ciò che noi volevamo fare. I vecchi rammentavano che il credito esisteva nei villaggi quando loro erano giovani, e che rimborsare era una questione d'onore».

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