Marcel Beyer![]() Forme originarie della paura
2011
Supercoralli pp. 394 € 22,00 ISBN 9788806197360
Traduzione di Silvia Bortoli
Una visita inaspettata induce Hermann Funk, un ornitologo ormai in pensione, a ripercorrere l'esistenza del suo grande maestro e padre putativo Ludwig Kaltenburg. E gli fornisce lo spunto per rievocare i momenti salienti della propria vita e tornare a riflettere su un libro ormai famoso, quelle Forme originarie della paura in cui Kaltenburg, raffrontando comportamento umano e animale, aveva fornito la chiave per interpretare il comune sentire di tutto il Novecento.
Altre edizioni:
Forme originarie della paura. 2011. EBOOK Narrativa Straniera
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«Un libro di storie che con la magia della lingua infrange
il silenzio che grava sulla Storia».
Neue Zürcher Zeitung
Quando Dresda bruciò, nel febbraio
del 1945, dal cielo piovvero uccelli carbonizzati
e nel grande parco della città si
radunarono, atterriti, gli animali fuggiti
dallo zoo. Hermann Funk, all'epoca un
ragazzino, si trovava nel bel mezzo di
quell'inferno. Non lo scorderà per tutta
la vita: nei bombardamenti perse entrambi
i genitori. E la visione degli animali
bruciati lo spingerà a dedicarsi all'ornitologia,
studiando e successivamente lavorando
sotto la guida dell'eccentrico e per
molti versi ambiguo Ludwig Kaltenburg,
un amico di famiglia e il più famoso zoologo
ed etologo del XX secolo.
Il professore lo vuole con sé quando,
nel secondo dopoguerra, accetta l'offerta
di creare, appena fuori Dresda, un Istituto
di ricerca destinato a consolidare definitivamente
la sua fama internazionale
ma soprattutto a dare lustro al primo stato
socialista tedesco, la Repubblica democratica
tedesca. Il giovane lo vedrà muoversi
con apparente disinvoltura fra i
complessi meccanismi dello stato e le sottigliezze
ideologiche del partito, attraversare
i drammatici mutamenti degli anni
Cinquanta, dal «complotto dei medici»
a Mosca, al caso Slánsky? a Praga, all'Insurrezione
ungherese e infine, dopo la costruzione
del Muro e la misteriosa strage
delle sue amate taccole, lasciare per sempre
la Rdt e stabilirsi nuovamente in Austria.
Ma soprattutto è al suo fianco quando
Kaltenburg, attirando su di sé le critiche
dei colleghi, decide di sconfinare dal terreno
di ricerca che gli è proprio, la zoologia, per dedicarsi, nel saggio Forme originarie
della paura, che rappresenterà la
summa delle sue ricerche, a un raffronto
fra i comportamenti di panico negli animali
e negli essere umani.
La paura appare così come il sentimento
dominante di tutto il XX secolo e pervade,
nelle sue declinazioni individuali,
politiche, sociali, ogni pagina del romanzo
di Marcel Beyer che anche in questa
occasione si rivela uno straordinario osservatore
dei percorsi umani e in questi
della nostra storia.
***
«Ho letto le prima diesci pagine di Forme originarie della paura almeno tre volte. Per quanto sono belle, ma anche perché, come tutto il resto del libro, sono ellittiche fino allo spaesamento.. Non che non si dica, si dice tutto quello che è necessario come sanno fare i grandi scrittori, ma la vicenda sembra negata. Fino a diventare uno strano giallo, nel quale niente è quello che appare, e tutto si svela pagina dopo pagina, in un continuo ruminare del senso.. Per farlo, per mettere in scena quel teatro della negazione che è stata la politica della Ddr, Marcel Beyer usa gli animali. Usa anche l'arte, Marcel Proust, l'amicizia, ma sono gli animali a rappresentare con precisione l'inermità di fronte alla catastrofe, e lo sconcerto che si prova quando alla semplicità monotona dell'accadere si sostituisce la progressione inarrestabile del male e la sua misteriosa e ostinata ottusità».
Elena Stancanelli, la Repubblica
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