Magda Szabó![]() L'altra Eszter
2009
Supercoralli pp. 264 € 20,00 ISBN 9788806191986
Traduzione di Bruno Ventavoli
In un lungo, straziante monologo, Eszter, una famosa attrice teatrale, si rivolge all'uomo che ama per ricapitolare le ragioni del loro rapporto e passare in rassegna la propria esistenza. Dal costante alternarsi fra i due livelli temporali si delinea il ritratto di una donna dilaniata fra l'odio e l'amore.
Altre edizioni:
L'altra Eszter. 2010. ET Scrittori
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«In questa opera giovanile, Magda Szabó rivela il suo straordinario talento di narratrice delle passioni più intime».
Le Nouvel Observateur
È un lungo sfogo, crudele e pieno di astio, quello con cui Eszter, fra le più affermate attrici teatrali nell'Ungheria del secondo dopoguerra, si rivolge a Lorinc, il grande amore della sua vita. Astio che ha motivazioni antiche perché Eszter è figlia di due persone legate da una passione profonda, ma proprio per questo esclusiva ed escludente; perché pur di origini aristocratiche e di vecchia cultura mitteleuropea la famiglia è poverissima e lei subisce tutte le frustrazioni legate a questa condizione; perché, infine, la sua compagna di scuola e di giochi è Angéla Graff, incarnazione di tutto ciò che lei non è - bella, amabile e soave - e di tutto ciò che non può avere: una famiglia ricca e armoniosa, un fratello eroe, vestiti decenti, scarpe comode (non quelle tagliate in punta ereditate dalla zia Irma). È su Angéla che si concentrano l'odio e la gelosia di Eszter: sentimenti tanto radicati da indurla a compiere azioni moralmente inaccettabili, come quando dal giardino della compagna porta via un giovane capriolo da lei teneramente amato e ne provoca - chi sa quanto inavvertitamente - la morte.
«Se a qualcuno venisse mai l'idea di creare una piccola biblioteca ideale dedicata ai sette vizi capitali, accanto all'accidia di Oblomov, all'ira di Michael Kohlhaas, alla gola di Pantagruel, e via peccando poi con la superbia e con l'avarizia, dovrebbe sicuramente mettere sotto la voce invidia questo inquietante, sgradevole, affascinante romanzo di Magda Szabò».
Irene Bignardi, la Repubblica
la Repubblica
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