Copertina

Lilia Bicec


Miei cari figli, vi scrivo


2013
I coralli
pp. 192
€ 16,00
ISBN 9788806209926

«Se fossi una poetessa, dedicherei un'ode alle donne che sono andate a lavorare all'estero. Ma sono solo una madre, come tante, lontana da tutto ciò che per lei è piú caro e prezioso».

Lilia Bicec, Miei cari figli, vi scrivo

***

Può una madre abbandonare i figli ed emigrare, sola, in un paese straniero?
Necessità, disperazione, fuga dalla violenza, desiderio di aiutare la famiglia: motivi come questi hanno costretto migliaia di donne a lasciare il proprio paese e prendere la via dell'Occidente.
Questa è la storia vera di una di loro. È la storia del tentativo di piantare le proprie radici in una nuova terra, a volte dura e ostile. È la storia della tenacia della vita e di una nostalgia che è insieme desiderio. Una storia raccontata ai figli lontani per sentirli crescere, per sentirli ridere o piangere. Perché, a volte, solo scrivere la vita può curare la solitudine.

Altre edizioni: Miei cari figli, vi scrivo. 2013. eBook

Il libro

«Non ero pronta a partire, ma ho dovuto abbandonare tutto e andarmene». Eppure Lilia, una giornalista moldava di trentacinque anni, una fredda mattina di dicembre decide di gettarsi alle spalle un marito indolente e violento e un paese soffocato dal caos e dalla povertà. Quando arriva in Italia non ha un lavoro né un posto dove stare, ma le strade sono illuminate come «palazzi dei grandi principi» e ovunque si legge la scritta «Buon Natale». Qui a nessuno importa della sua laurea e della sua istruzione, ma a poco a poco trova lavori e sistemazioni migliori e può fare i documenti per ottenere il permesso di soggiorno. La sua sete di conoscenza è fortissima: vorrebbe saperne di piú della storia e dell'arte italiana, vorrebbe leggere, studiare, ma la sera è cosí stanca da non riuscirci mai. Del resto, lei ha abbandonato da tempo il suo vero mestiere per i detersivi e i canovacci, e la sua vita interiore si è ridotta all'osso, assottigliata, proprio come il suo corpo che smagrisce sotto il peso della fatica e delle corse in bicicletta da un'abitazione all'altra.
Non le resta che scrivere. Scrivere ogni volta che può. Scrivere ai suoi adorati bambini rimasti in Moldavia con il padre. Scrivere per sentirli crescere, per sentirli ridere e piangere. Scrivere perché raccontare ai figli la sua vita italiana è l'unica cura per la solitudine.
Di pagina in pagina il racconto di Lilia si arricchisce di trame nuove e antiche, di storie del passato - dall'avventuroso esilio siberiano dei suoi nonni durante la Seconda guerra mondiale, alla campagna italiana di Russia di cui apprende da un anziano soldato - e del presente: il pianto di una madre disperata incontrata in treno o la storia di un ragazzo rumeno arrestato per errore. E cosí, il suo racconto si popola di personaggi forti, determinati, alla conquista di un posto nel mondo: uomini, ma soprattutto donne, che come piante senza radici non si sentono piú a casa da nessuna parte e sono tormentate dal dor, la nostalgia che è anche desiderio. «Questa è la mia storia, - dice, - ma anche quella del mio Paese: è la mia tragedia, ma è anche la tragedia di tante altre madri».

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