Katherine Anne Porter![]() La nave dei folli
1964
Supercoralli pp. 549 € 13,94 ISBN 9788806120887
Traduzione di Adriana Motti
La Vera è un transatlantico che nell'agosto del 1931 naviga per ventisette giorni da Veracruz nel Messico a Bremerhaven in Germania. Ma è anche, simbolicamente, la nave di questo mondo, su cui s'imbarca una stolta umanità ignara del proprio destino. |
La Vera è un transatlantico che nell'agosto
del 1931 naviga per venti sette giorni da
Veracruz nel Messico a Bremerhaven in
Germania. Ma è anche, simbolicamente, la
nave di questo mondo, su cui s'imbarca una
umanità ignara del proprio destino: tedeschi o americani, spagnoli o svedesi, cattolici, protestanti o ebrei, conservatori o rivoluzionari, i passeggeri di questa Narrenschiff del ventesimo secolo non sono
soltanto le persone che ci appaiono - con
i propri pregiudizi, odi, passioni, - ma anche i ciechi strumenti della stoltezza da cui
sarà determinata la successiva storia del
mondo. Ognuno di questi personaggi ha un
proprio «tarlo» intimo: che può essere disperata inquietudine per i propri casi personali, o incertezza per il proprio avvenire
piú immediato, o gretto conformismo, o
irrequieta incomunicabilità, o aberrante delirio razzista; e il dramma del bene e del
male nella coscienza di ognuno: Rieber
l'antisemita e Löwenthall'ebreo; una contessa ninfomane e un medico che se ne innamora; Graf, vecchio paralitico convinto
di essere taumaturgo; Herr e Frau Hutten,
coniugi borghesi di mezza età, ansiosi per
la salute del loro bulldog Bébé, in preda al
mal di mare; un gruppo di studenti cubani;
una compagnia di ballerini spagnoli, prostitute le donne, sfruttatori gli uomini, ladri le une e gli altri. Ma presi nel loro complesso, essi hanno l'aria di sapere tutto
quello che c'è da sapere sulla vita e sul
mondo, e su ciò che vogliono e su ciò che
faranno: parlano, agiscono, progettano con
la sicurezza di chi è certo che domani sarà
vivo in un mondo che non ha perso la propria ben nota, comprensibile fisionomia.
Eppure quella fisionomia sta già dissolvendosi, le consuete risposte ai perché della
vita si stanno disgregando; e i personaggi,
nella loro perfetta coerenza di creature cieche, ci appaiono a volte come le vittime di
una catastrofe in un documentario cinematografico proiettato col rallentatore, che ce
le mostra pochi minuti prima della disgrazia, ancora ignare e illuse nella propria sicurezza.
Nessun romanzo contemporaneo dà forse
piú di questo il senso della disperata condizione umana in un mondo divenuto estraneo, l'agghiacciante frattura fra l'uomo e il
proprio destino. Con esso Katherine Anne
Porter che è l'ultima rappresentante della grande generazione americana degli Hemingway e dei Faulkner, ma che finora doveva la sua fama solo a un certo numero
di magistrali short stories, ha affrontato il
romanzo come summa, a un tempo «commedia umana» realistica e allegoria intellettuale, ottenendo una straordinaria, inattesa popolarità nel pubblico piú vasto.
Quanto al titolo, Ship of Fools - o Stultifera Navis, o Narrenschiff, allegorie che si
ritrovano nella letteratura teologica e nell'arte figurativa del XV secolo - l'autrice ne
spiega l'origine e il significato nell'Avvertenza. Nessuna forse delle parole italiane
che piú o meno corrispondono a stultus,
Narr e fool in questa particolare accezione
riesce a renderne il valore precipuo. Ma
poiche «Dio toglie la ragione a coloro che
vuol perdere», ci sembra che folli possa
piú di ogni altra esprimere la cecità dell'intelletto di fronte ai moti oscuri della vita.
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